Verdone a TFF fa il pienone: “Grazie dell’abbraccio che mi avete regalato “

L’Italia intera ha un particolare rapporto d’affetto con Carlo Verdone. Perché nei suoi tanti film, Verdone ha saputo interpretare atteggiamenti, dettagli, gestualità e personaggi caratteristici italiani. Vizi e vezzi che abbiamo riconosciuto in noi stessi o nel nostro vicino di casa. E Viterbo ama Carlo Verdone, e lo ha dimostrato alla serata inaugurale del Tuscia Film Fest, il nove luglio, quando una piazza San Lorenzo, gremita all’inverosimile, si è trasformata nel salotto buono di una città in festa per un amico che è passato a trovarla. A fare gli onori di casa l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, che ha elogiato la rassegna cinematografica viterbese. “Una rassegna come questa è un importante punto a favore del consumo di film in sala” ha sottolineato la Ravera. “In un’epoca in cui la visione avviene sempre più spesso in modalità individuali, sugli schermi di tablet o di smartphone, noi sosteniamo questo festival, che rilancia il consumo collettivo di cinema. Questa sera voi riuniti qui siete una comunità”. Un’intervista condotta da Enrico Magrelli, in cui Carlo Verdone ha raccontato aneddoti della sua carriera, strappando risate e applausi al numerosissimo pubblico. Laureato in Lettere Moderne alla Sapienza, ha raccontato di essere diventato attore quasi per caso, seguendo un talento che nemmeno sapeva di avere. “Attori si nasce, ma poi bisogna fare tanto lavoro psicologico. Interpretare la realtà che ti circonda e riuscire a comunicarla al pubblico. Fare uscire l’anima di questo lavoro”. E Verdone si è sempre dimostrato un ottimo osservatore e psicologo: i suoi primi film, “Un sacco bello” e “Bianco, Rosso e Verdone” sono una galleria di personaggi entrati nella storia del nostro cinema. Dopo l’iniziale e folgorante successo di queste due pellicole, Carlo racconta di aver attraversato un periodo di crisi. “I produttori credevano che avessi esaurito quello che avevo da dire. Nessuno mi voleva più. Ma poi mi venne a cercare Mario Cecchi Gori e mi diede fiducia”. Dal sodalizio con il produttore nacque “Borotalco”, uno dei film più amati dell’attore romano. Da allora la sua carriera non si è più fermata. Una comicità, quella di Verdone, caratterizzata da una malinconia di fondo. “Una malincomicità, un’occasione di riflessione sui mali della nostra epoca”. E poi l’omaggio affettuoso di Carlo ai grandi caratteristi che hanno reso indimenticabili le sue pellicole, prima fra tutti Elena Fabrizi, la “sora Lella”. Spazio anche al commento del suo ultimo film, “L’abbiamo fatta grossa”, con Antonio Albanese, proiettato subito dopo l’incontro con il pubblico. “Non è il classico film di Verdone. Ma dopo quasi quarant’anni di carriera, non sarei onesto con me stesso se continuassi a girare sempre le solite cose. Mi annoierei. Devo azzardare temi nuovi”. Un grande tributo di affetto da parte della città a un grandissimo artista, che annuncia di voler ritornare a Viterbo per girare un film. “È una città bellissima, anche dal punto di vista cinematografico. Stasera mi godo Viterbo come turista, ma tornerò per vederla con occhio da regista. È una promessa. Grazie dell’abbraccio che mi avete regalato”.
Foto di Donatella Agostini
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