Unitus Ruggieri: “Lavoriamo insieme per la città universitaria”

E’stato bello, ma il passato è passato. ”Il futuro è positivo, ma dovremo affrontare problemi rilevanti perché o aumentano le entrate, cioè gli studenti, o dovranno crescere le risorse esterne”. Il messaggio del rettore Unitus, Alessandro Ruggieri, è chiaro pure se non vuole essere inquietante. Rivolto soprattutto fuori dalle mura dell’ateneo di S. Maria in Gradi: ai politici che nella circostanza siedono in prima fila nell’Auditorium e, più in generale, alla comunità. L’occasione è l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2017-2018, ultima in ordine di tempo delle aperture universitarie del Lazio. Il “Magnifico” parla dal podio. Al tavolo il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva. Intorno, a semicerchio, i cattedratici regionali. La relazione del rettore è evidentemente un bilancio, ma è soprattutto un richiamo a non dissipare quanto di buono è stato costruito negli anni con l’obiettivo di far diventare Viterbo una città universitaria dal respiro internazionale. “Questa è la nuova, grande sfida che ci attende” ribadisce con forza. Una sfida che coinvolge necessariamente le istituzioni locali, i cittadini, le realtà territoriali. Insomma, la Tuscia intera. “Perché si può crescere soltanto lavorando insieme”. E’ intuibile il rischio di finire nelle secche nel momento in cui le disponibilità economico/finanziarie potrebbero venir meno. Le medaglie, dunque, vanno lucidate, magari messe in evidenza, ma non devono autorizzare facili illusioni. Poi è ovvio e naturale che il numero uno dei Prof. elenchi con “legittimo orgoglio” i risultati di bilancio. Le risorse: “Sono stati rispettati, anche se a fatica, i parametri finanziari che ci avevano già permesso di chiudere in positivo il 2015 e certificare il 2016 con un utile di 3 milioni. Un circolo virtuoso che in quattro anni ci ha permesso di assumere 80 professori e 47 ricercatori”. La ricerca: “Siamo risultati vincitori in 3 progetti di eccellenza e oggi siamo tra i primi 15 atenei d’Italia”. La didattica: “Abbiamo ridotto di molto il tasso di abbandono degli studenti, abbiamo instaurato rapporti di collaborazione con l’Esercito e l’Aeronautica, abbiamo raggiunto un livello di qualità altissimo e ora dobbiamo migliorare la nostra capacità di attrazione”. Gli studenti: “Non dobbiamo deluderli e anzi coinvolgerli sempre di più nella vita accademica rafforzando il legame con la città”. Una sfida nella sfida per un ateneo che conta 8.000 iscritti. La lectio magistralis del presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, spiega con dovizia di numeri quanto il lavoro viaggi di pari passo con l’istruzione: 7.355.000 laureati, il 14% della popolazione. Ancora troppo poco. L’Università della Tuscia può dare un prezioso contributo alla crescita purché nessuno si distragga a lucidare le medaglie.

COMMENTA SU FACEBOOK