Trasporto: Gloria, Raffaele, i Facchini, la città. Uniti per Rosa

Tutto inizia a Viterbo nel lontano 1233, quando nacque la piccola Rosa, una bimba di umili origini, aveva una grave malformazione, era priva di sterno. La vita della piccola Rosa fu costellata di miracoli, lei stessa sopravvisse fino a 18 anni, fatto impensabile per la sua malformazione, spegnendosi nel 1251.
Il papa Alessandro IV fece spostare il corpo della Santa dalla Chiesa di Santa Maria del Poggio al Monastero delle Clarisse che l’avevano rifiutata quand’era in vita, per poi dedicarle il Monastero.
Era il 4 Settembre del 1258. Da allora, ogni 4 settembre a Viterbo viene festeggiata Santa Rosa e il 3 settembre, a ricordo di quell’evento viene trasportata la macchina.
Le macchine dell’epoca chiaramente non avevano nulla di monumentale come quelle di oggi. Fu solo nel XIX secolo che la macchina diventò così grandiosa al punto di divenire l’emblema della festa.
Ogni cinque anni dal comune di Viterbo viene indetto un bando da cui esce l’ideatore della Macchina. Per il quinquennio 2015-2019 il vincitore del progetto è Raffaele Ascenzi, prima di tutto un facchino viterbese, la cui mano ha saputo disegnare quei tratti di Gloria la Macchina di oggi, con una delicatezza che esprime storia tradizione passione, amore. La Macchina è trasportata a spalla da 100 uomini nelle vie di una città in cui gradualmente si spengono le luci. Quegli uomini forti e vigorosi sono i Facchini, il simbolo strettamente legato alla Santa e i protagonisti insieme a lei della Festa. Diventare facchini è un grandissimo onore per un viterbese. Viene fatta una vera e propria selezione minuziosa, dove è richiesto all’aspirante facchino di percorrere almeno 90 mt con 150 kg sulle spalle. Chi di loro supererà la prova, potrà avere l’onore di appartenere al Sodalizio.
Questo 3 settembre è il secondo trasporto di Gloria. Le 6 figure umane nella tradizionale posizione dei ciuffi, intendono rappresentare la secolare devozione che la città nutre nei confronti di Rosa e della celebre rievocazione della traslazione del suo corpo incorrotto. I “facchini ancestrali“, sono per la prima volta disposti lungo le assi principali della Macchina, con l’obiettivo di testimoniare il loro sforzo durante il trasporto, divenuto patrimonio immateriale dell’umanità. Tutto quello che Raffaele Ascenzi da facchino prima e da ideatore alla seconda volta ha saputo cogliere in maniera intimistica e rappresentare in esatta corrispondenza con quello che vedono e sentono i viterbesi in questa magica notte del 3 settembre.

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