Touring 2018 : presentazione del programma e del“Giudizio finale” di Zappa

Luciano Costantini

L’ex chiesa dei SS. Giuseppe e Teresa (meglio conosciuta come ex Corte di Assise del Tribunale di Viterbo) diventa per una mattina la location per due appuntamenti. Più precisamente, per la presentazione del carnet 2018 del Touring Club Viterbo e per il vernissage della lunetta affrescata della navata centrale della ex chiesa. “Giudizio finale” dell’artista, Marco Zappa. In basso, ritto sul vecchio pavimento, il direttore del locale Tci, Vincenzo Ceniti che elenca il lungo elenco delle manifestazioni che hanno animato l’anno appena trascorso e, soprattutto l’annuncio dei nuovi appuntamenti 2018. In alto, sulla volta, una parte del dipinto su tela del “Giudizio finale” che, una volta completato, ricoprirà una superficie di circa 130 metri quadrati. Spiega Ceniti: “Abbiamo voluto favorire una sorta di contaminazione tra moderno e antico. E siamo assolutamente convinti di questa scelta perché ogni momento storico ha una propria manifestazione artistica”. Concetto ribadito con una punta polemica da Zappa: “L’arte si esprime in maniera diversa in ogni epoca. Io ho voluto regalare questa tela a Viterbo. L’ho fatto all’inizio con grande entusiasmo che nel tempo però si è andato affievolendo, perché molti non hanno capito che essa è un’opera che comunque arricchisce la città”. “E che rappresenta – ha puntualizzato il presidente della Fondazione Carivit, Mario Brutti – il superamento di un provincialismo a volte esasperato”. Come ha tenuto ad evidenziare anche il patron del Touring, Vincenzo Ceniti, semplicemente elencando le varie mostre, i premi, i festival, perfino i concerti al cimitero di San Lazzaro e al Bulicame, passati ormai alle cronache dello scorso anno. “Per il 2018 sono in programma cinque pomeriggi dedicati alle Confraternite della Tuscia che si svolgeranno per altrettanti ultimi venerdì di ogni mese, a partire dal 26 gennaio. La sede sarà quella tradizionale della Fondazione Carivit. Non sarà un inno al passato che spesso sa tanto di vecchio, ma un modo per uscire, appunto, dal provincialismo nostrano

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