Tommaso Cascella, colore e forma abitano a Bomarzo

Il grigio del peperino di Bomarzo ti avvolge. Poi sono i colori e i segni ad accoglierti e trasportarti in un mondo magico, sospesi nel verde intenso della Tuscia, che già strizza l’occhio alle colline umbre. Tommaso Cascella, vive qui: crea, immagina e spinge il suo pennello sulla tela a Bomarzo. Ha fatto di questo borgo del viterbese il suo rifugio. Figlio, di Pietro, ha preso il nome dal nonnoTommaso, ha portato avanti la tradizione di famiglia di grandi maestri che fin dall’800 hanno impreziosito il panorama artistico italiano. E lui, nato e cresciuto a Roma, si è imbattuto in questo spettacolare loft del 500, quando un editore friulano, suo amico, cercava di acquistarlo. Era il 1989.
Cascella, che di Bomarzo ricordava solo i mostri del parco, quando da piccolo li guardava dal basso verso l’alto, stringendo la mano del padre, non ha saputo resistere al fascino di questo palazzo del 500 di Baldassarre Peruzzi. Lo ha comprato, ristrutturato e oggi vive in questo susseguirsi di stanze e vetrate che inondano di luce le sculture e i colori delle tele, con tanti tavoli, che sono un invito alla collettività, al condividere arte e sapienza, un atmosfera che prende fiato in una magnifica terrazza sulla valle. L’occhio cade sulle sculture in marmo, “sono di mio padre, ho chiesto di allestire una mostra, ma qui è tutto difficile”. Scendiamo per le scale, ci seguono Adriano, un adorabile Labrador e Perché un piccolo micio tutto rosso, si intravede una camera per gli ospiti, la testiera del letto è fatta con foglie dipinte, i comodini sono sedie trasformati in alberi, e il colore fa da padrone.

Ma è sulla mancanza di accoglienza che incontra al di fuori delle mura del suo palazzo, che Cascella punta il dito. “La Tuscia è una terra meravigliosa, dove non lasciano agire”. “L’università dovrebbe essere il volano culturale di questo territorio e invece non si mischia con la città. C’è un orto botanico meraviglioso perché non allestire mostre con le sculture e farlo diventare un percorso artistico naturale?”. “Perché quel meraviglioso palazzo dell’ex tribunale in piazza Fontana Grande a Viterbo non diventa un polo museale per artisti di tutto il mono, dando loro degli spazi da allestire, che si trasformerebbero in un perenne divenire, con un bookshop, un punto di ristoro. La gente vuole trovare accoglienza oltre alle esposizioni”. Cascella è un fiume in piena, una valanghe di proposte che riempiono ogni angolo del territorio come ha fatto con le sue pennellate sui soffitti a cassettone dello spazio cucina e pranzo. “Ma qui non restarà così – mi avverte guardando la stanza – faremo dei lavori e sposteremo la cucina dall’altra parte della casa. voglio creare un’associazione con tutti gli artisti della zona, che sono tanti e dar loro uno spazio. Avevo chiesto Palazzo Orsini qui a Bomarzo, è stato restaurato ora ci piove dentro e non avviene mai nulla”.

Intanto Cascella guarda lontano. pensa all’Oriente, un po’ perché la nuova compagna è indonesiana. “Ha mai visto Bali? E’molto simile a Viterbo c’è il grigio della pietra in città e tutto intorno il verde intenso della foresta. Orami vivo in questo triangolo fatto di Tuscia, Oriente e Roma”.

Ma Cascella è ottimista, “qualcosa si sta muovendo anche qui”. Per ora pensa ai cinesi che arriveranno. “Mi hanno cercato loro”.

Di recente la sua collaborazione con l’università di Romatre,  (in occasione del ventennale ha organizzato una mostra, con tele appositamente dedicate alle diverse facoltà dell’ateneo romano, creando anche un logo), gli ha dato grande soddisfazione Da questa esperienza sono nate nuove sintonie e occasione di scambio culturale, tra cui diverse richieste dalla Cina e ora Cascella, che considera la Tuscia un vero gioiello, come ogni artista vuole mostrare al resto mondo la sua bellezza. E partirà proprio dalla Cina, aprendo la sua dimora a quanti verranno a Bomarzo per assaporare il profumo della storia e dell’arte.

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