TeatroGiovani: l’Unione fa la Scuola

Elena Capitanelli e Denise Mattei*

Siamo giunti alla fine, della scuola e dell’avventura che ci ha visti coinvolti in un progetto che ci ha condotti a teatro. Il Teatro dell’Unione, per essere precisi. Un edificio che rappresenta un monumento storico, artistico e culturale, ma che per noi ragazzi significava solo il luogo dei grandi. Il progetto in rete intrapreso quest’anno dagli Istituti Superiori P. Savi, F. Orioli, Leonardo da Vinci, Santa Rosa e F. Buratti, invece, ci ha aperto le porte e noi, entrando, abbiamo assaporato sfumature e significati dei mondi interpretati sul palco. Siamo riusciti a capire cosa portasse gli adulti a teatro, siamo stati rapiti dal fascino della drammatizzazione ed abbiamo noi stessi fatto teatro. Alla magia delle storie si è aggiunta la possibilità di partecipare ad incontri pomeridiani con professionisti del mestiere che ci hanno condotto ‘dentro le quinte’, guidandoci in quel meraviglioso universo del non visto, senza il quale, tuttavia, il visibile perderebbe di significato. È bello capire, riconoscere i legami tra le parti, intravedere le fondamenta della struttura. La macchina che coinvolge tutti gli spazi e le manifestazioni del pensiero, fin dall’origine dei tempi, si guida in modo non semplice, ma il risultato è sempre straordinario.
Ieri, il sipario si è chiuso sull’ultimo spettacolo in cartellone: ‘La scuola’, di Domenico Starnone. Ed è strano, osservare e recensire uno spettacolo che parla, questa volta, del nostro di mondo. Come in uno specchio riflesso, ci siamo guardati da fuori, in un’esperienza che ha traslato in quinta sentimenti ed emozioni che noi conosciamo da vicino. Diversi, tuttavia, i piani. Siamo stati spettatori di quello che ci riguarda, ma che non è dato sapere: ciò che accade in uno scrutinio di fine anno tra docenti di uno stesso consiglio di classe! Spettatori di noi stessi, abbiamo rivisto i nostri prof. nelle figure dei personaggi rappresentati ed è ovvio che tutti abbiamo tifato per Cozzolino (interpretato da uno straordinario Silvio Orlando) perché rappresenta un tipo di docente che ci capisce, che ci guida davvero, che ci stimola a superare i nostri limiti e sorride dei nostri difetti, senza tensioni, senza ansie. Un vero professore! Come è accaduto a noi, in quest’anno. Se alcuni docenti non ci avessero accompagnati in quest’esperienza, non avremmo mai varcato quella porta e non ci saremmo mai innamorati del teatro.
L’opera ha rappresentato il buono ed il brutto della scuola italiana, insistendo forse anche troppo sulla tipicità delle maschere fisse, esasperandone i difetti. Noi, invece, promuoviamo i nostri professori, in uno scrutinio immaginario che ci porteremo nel cuore tutta la vita e sorridiamo umoristicamente dell’opera di Starnone. La scuola dell’oggi è lontana da quella rappresentata. Gli anni ’90 sono stati superati e non solo perché abbiamo salutato il registro cartaceo e le valutazioni approssimative. Il mondo dell’educare è cambiato, la formazione degli alunni mira all’acquisizione di competenze, disciplinari e di cittadinanza, che comprendono anche percorsi di alternanza scuola-lavoro che consentono scambi di esperienze e relazioni qualificanti e professionalizzanti.
Il progetto che si sta concludendo, che ci ha visti maschere, protagonisti, fonici, scenografi, costumisti, giornalisti, ne è un chiaro esempio. Guardiamo, quindi, ai personaggi de ‘La scuola’ come severi censori di un microcosmo che appartiene al passato e ci auguriamo che il modello della scuola del domani non sia poi così dissimile da quello che viviamo.
Quanto visto ci ha rammentato, tuttavia, che è ora di sbrigarsi con le interrogazioni e lo studio perché si avvicina uno degli scrutini più interessanti dell’anno: il nostro!

*‘Il Poliedrico. Giornale dell’istituto F.Orioli’

Foto Media&Sipario

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