Suor Francesca Pizzaia: al Santuario vengono per S. Rosa e noi apriamo al mondo

Da un documento viene datata 1235 la nascita del monastero di Santa Maria, per le recluse che portavano il nome inizialmente di San Damiano d’Assisi. Questo monastero venne edificato presso le mura della città nella zona di Porta San Marco. Qui c’erano anche i ruderi del palazzo di Federico II e probabilmente parte di quelle mura divennero le mura del monastero, che solo nel 1322 divenne monastero di Santa Rosa.
Anno 2016: il Monastero, la basilica, la Santa un tutt’uno, un luogo vivo più che mai, dove la piccola comunità monastica delle Alcantarine Francescane, composta da solo 5 suore, esprime la propria vita di preghiera e di consacrazione, attraverso un costante e quotidiano servizio al prossimo, nella custodia del prezioso bene consegnato. Tra loro, Suor Francesca Pizzaia, la superiora.

Il monastero dopo tanti secoli necessita di interventi strutturali. Intanto sono partiti quelli per la messa in sicurezza del tetto, ma anche per il recupero degli affreschi danneggiati. Com’è lo stato in generale?

Il monastero racchiude in sé tanta storia, strutturalmente ha bisogno di interventi. Quando siamo arrivate noi, era il 14 di dicembre 2015, la Sovrintendenza stava verificando le modalità d’intervento sul tetto pericolante della storica “Sala delle colonne”, ancor oggi non è stato fatto nulla di significativo e risolutivo se non l’installazione delle impalcature. Siamo in attesa che i lavori procedano, ma abbiamo percepito che non sarà tanto prossima la ripresa. Intanto l’inverno è alle porte e la Sala delle colonne continua a essere un deposito di acque piovane. Inoltre non sono previsti interventi sugli affreschi, sotto l’aspetto strutturale gli interventi da fare sono innumerevoli, soprattutto per salvaguardare questo prezioso “bene” che ci è stato consegnato. E’ giusto precisare che la parte dove le sorelle clarisse vivevano è stata curata ed è in ottimo stato.

La custodia è impegnativa per voi suore? Vi siete divise i ruoli?
Siamo consapevoli che ciò che ci è stato chiesto è impegnativo, stiamo cercando di rispondere nel migliore dei modi, anche grazie ai carismi personali. Non si parla di ruoli, ma di servizio e nella comunione cerchiamo di collaborare.

In quante siete e in particolare chi è Suor Francesca, com’è arrivata sino a qua?
Nasco a Nervesa della Battaglia, vicino a Piave, un comune di meno di 7.000 abitanti della provincia di Treviso. Entro poco più che ventenne nella Famiglia religiosa delle Suore Francescane Alcantarine, i primi voti sono nel 1993, confermati nella Professione perpetua nel 1998. Un diploma di laurea in Scienze dell’educazione. Animatrice di fraternità dal 2001 al 2010 in Manziana e Bari e ancora Manziana, oggi Vicaria provinciale mi divido nella gioia di una nuova esistenza a fianco a Rosa, la nostra Santa. La comunità si è costituita il 13 febbraio 2016. Personalmente sono arrivata il 14 dicembre 2015, quando al monastero c’erano ancora le sorelle clarisse con l’intento di vivere un tempo insieme per accogliere con gratitudine la memoria di tanta grazia. Dopo 750 di presenza, hanno lasciato con tanta sofferenza e non è stato facile consegnare e affidare.

A dicembre sarà un anno dal vostro arrivo. Cosa avete compreso in questo tempo trascorso?
Stare qui in questo luogo di grazia è un dono e rendo lode a Dio che è datore di ogni bene. Conoscere la figura di santa Rosa e la sua grande missione, il suo desiderio di ricondurre ogni uomo a Dio e diffondere la Sua Pace e Misericordia. In quest’anno giubilare poi è statao sottolineato in vari modi questo aspetto determinante di santa Rosa, lei umile fanciulla che non si è sottratta all’invito di Dio di affrontare l’imperatore con tutte le conseguenze… Quanta fede!

Il vostro ordine, Alcantarine Francescane, vi pone con lo sguardo rivolto verso il mondo. Ci racconti la vostra missione
Le origini della Famiglia religiosa delle Suore Francescane Alcantarine affondano nel popoloso e povero quartiere della parrocchia dello Spirito Santo in Castellammare di Stabia, provincia di Napoli. Dal 1867 il curato don Vincenzo Gargiulo, allo scopo di porre rimedio alla situazione di miseria e degrado sociale della zona, aveva attivato numerose iniziative parrocchiali di catechesi e sostegno sociale ai più poveri. Nella sua opera si avvaleva del contributo di suor Maria Agnese Russo, terziaria francescana, e di un gruppo di giovani della parrocchia. Il 17 settembre 1870 un primo gruppo di giovani ragazze, sotto la guida di suor Agnese, decise di lasciare le case di origine per sperimentare stabilmente la vita comune al servizio dei più poveri; si inaugurò così l’esperienza di uno stile di vita comunitario, povero, austero e ritmato dalla preghiera e dal servizio. L’esempio delle giovani, che ben presto iniziarono a percorrere le vie della città allargando il cerchio della “carità operativa”, attirò in breve tempo molte altre, desiderose di condividere l’esperienza della comunità nascente.

La vostra presenza nel tessuto viterbese si comincia a sentire. Quali sono i fabbisogni reali della città? Chi bussa al convento?
Al santuario vengono tanti pellegrini, turisti, fratelli viterbesi che “entrano” per pregare, per chiedere aiuto, per visitare, vengono perché c’è Lei: S. Rosa, che li chiama.

Vediamo molti volontari giovani avvicinarsi al Monastero, nell’accoglienza alla Casa di Santa Rosa, nel vostro giornalino mensile. Vi aiutano i social nel contattarli?
Le persone che ruotano attorno al monastero sono tante, sono fratelli e sorelle che hanno scelto di donare il loro tempo, le loro competenze affinché la memoria di S. Rosa continui a essere viva. Anche i giovani sono parecchi e sono il nostro futuro. Certo, le nuove forme di socializzazione permettono di allargare lo sguardo e la conoscenza.

Si può immaginare uno spazio per farne punto di accoglienza degli ultimi?
Noi siamo attente ai bisogni degli ultimi collaborando con le Caritas diocesane, i parroci, nelle case famiglie e centri diurni, il nostro servizio è per il Santuario rendendolo fruibile a tutti. Non è pensabile immaginare altro.

Avvertite un nuovo soffio vitale nel monastero di santa Rosa?
Il fatto che noi siamo una congregazione di vita attiva permette un maggior contatto con l’esterno e possiamo e vogliamo far “entrare” il mondo.

Custodi del corpo di santa Rosa. una grande responsabilità che vi ha assegnato la città. Qual è il gesto più consueto, l’attenzione più grande che riservate alla Santa?
Consapevoli che il compito assegnatoci è grande e impegnativo, stiamo cercando di renderlo sempre più condivisibile: abbiamo scelto di tenere aperto il Santuario tutto il giorno dalle ore 06.45 alle 19.30, e alla domenica, grazie all’aiuto dei nostri amici, apriamo l’accesso all’Urna e alle 18.30 celebriamo la preghiera dei vespri, ogni giorno alle ore 7.00 celebriamo la santa messa e a seguire le lodi, alla sera alle ore 19.00 celebriamo i vespri, il Santuario è aperto proprio per offrire la possibilità di attingere da Dio forza e grazia per affrontare con coraggio la quotidianità.

Avete stabilito una rete con l’associazionismo e il volontariato della città per corrispondere facilmente a ogni richiesta che viene sollevata?
Ci avvaliamo delle risorse presenti nel monastero già prima del nostro arrivo, stiamo allargando il cerchio della collaborazione e offrendo a tutti la possibilità di donare “ciò che è e ciò che ha”.

Nascono nuove idee per legare il ricordo della Santa al visitatore. Il sacchetto bianco, la scritta Santa Rosa in rosso e dentro un cuore di lavanda. Avete un laboratorio?
No, abbiamo la fortuna di avere amiche con tante idee e insieme alle suore ci siamo attivate a realizzare qualcosa di originale, carino ma anche significativo. Ecco i sacchettini e cuoricini con la lavanda e i petali di rose del chiostro del monastero, i gessetti profumati, tutto accompagnato da una preghiera, l’obiettivo è far entrare S. Rosa nelle nostre case.

Quanto internet facilita la vostra comunicazione? Avete un profilo social?
Senz’altro la rete facilita la comunicazione, grazie alle competenze dei giovani, anche delle suore giovani, abbiamo un profilo social: santuario-monastero santa rosa.

Cosa l’ha resa più contenta da quando è arrivata al Monastero?
Lo stare in questo luogo di grazia, il custodire la memoria di una grande donna, il poter stare in preghiera davanti al corpo di una Santa, la condivisione di fede con tanti fratelli e sorelle.

E di Viterbo cosa le piace?
Viterbo è una città bellissima, ricca di fede, storia, arte. E ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di venire a vivere qui.

Il motto del loro ordine è “Fraternita”. E’sempre più forte la stretta delle suore Alcantarine Francescane con la città di Viterbo. Come ogni cambiamento, sul nascere ha destato preoccupazione. I fatti stanno dimostrando che la spiritualità francescana e l’ispirazione al servizio delle suore corrispondono alle nuove esigenze del Santuario in cui Viterbo conserva gelosamente quanto ha di più caro: Santa Rosa, ma rispondono anche all’esigenza di un contesto sociale che sta cambiando e ha bisogno più della parola che della contemplazione. Nella sua urna di bronzo dorato affiancata da due angeli in preghiera, risalente al 1699. è conservato il corpo di santa Rosa, pressoché intatto dopo quasi 8 secoli, rivestito da una tonaca di seta che periodicamente le suore sostituiscono con una nuova, tutto continua come da sette secoli a questa parte. Con stessa delicatezza e amore.

Suor Francesca fa dono ai lettori di TusciaUp della preghiera che ha scritto:

O Santa Rosa,
il tuo nome racchiude in sé tanta dolcezza.
Ti chiediamo di intercedere presso il Padre
per il Papa, i vescovi e i sacerdoti.
Porta a Lui gli ammalati, le persone sole e in difficoltà,
chiedi a Lui la pace per i tanti cuori travagliati.
Posa il tuo sguardo sui tanti giovani
alla ricerca di un senso della vita,
intercedi affinché ogni famiglia sia un focolare d’amore.
Guarda con bontà coloro che si affidano alle tue preghiere
e consegna nelle mani di Dio
ogni nostro sogno, bisogno, desiderio.
Nella comunione dei Santi
salga a Dio la nostra supplica
e il nostro cuore sia sempre docile al Suo intervento,
che vuole renderlo conforme al cuore del Figlio Suo.
Santa Rosa prega per noi!

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