Strada Teverina. Fuori dal tempo e dallo spazio

Chiara Mezzetti

Ecco il secondo  di una serie di racconti che avranno come sfondo il nostro territorio. Strade più o meno conosciute, angoli nascosti alla notorietà, panorami che si fanno voce narrante. Chiara Mezzetti, studentessa dell’università della Tuscia scrive in esclusiva per TusciaUp una serie di storie capaci di muoversi nei nostri vicoli in cerca di sogni, ossessioni, paure e fantasie.

Strada Teverina. Fuori dal tempo e dallo spazio

“Amanda è alta dalla testa ai piedi. Si chiama come una promessa, gliel’ha detto la mamma.

Amanda fuma sigarette di vaniglia e paga in monete di cioccolato al latte.

Beve caffè espresso da tazzine vuote e il suo piatto preferito è l’ovetto kinder.

Amanda conta gli anni con le dita, e non sa come farà quando, un giorno, non basteranno più.

Ogni tanto se la fa addosso. E questo la fa piangere. Piange per la vergogna. Per il pannolone. Che poi glielo mettono e pizzica e è scomodo e la vedono nuda.

Invece i cartoni animati la fanno ridere. E la fa ridere anche il cane quando cammina sul sedere e sembra che faccia un balletto stupido.

Due, uno, due. Amanda se lo ricorda sempre il numero delle pasticche da prendere: due come gli occhi, uno come il naso, due come le labbra. Si passa l’indice sul viso e se lo ricorda subito.

Amanda cerca la mamma, dice che se non gliele dà lei, le pasticche possono pure rimanere dove sono.

La mamma non arriva.

Mai.

E allora la afferrano in due e gliele mandano giù.

Amanda grida, scalpita, colpisce le infermiere. Le chiama stronze e singhiozza che tanto, un giorno, quando sarà grande, gliela farà pagare, vecchie maledette.

Il sabato pomeriggio alle 15:00 arriva Sonia. Anche Sonia è una promessa, di quelle vere però, che si mantengono sempre.

Amanda chiede che giorno è. Aspetta incollata alle lancette. Non le sa leggere, tormenta l’infermiera per sapere quanti secondi mancano. Si sistema i capelli con il palmo della mano, alliscia le pieghe della maglietta. Vuole essere bella. Per Sonia.

Sonia è una signora grande. Con tanti capelli neri, lisci lisci e morbidi.

Entra. Si siede. Sfila da dietro l’orecchio di Amanda un ovetto kinder.

Le prende le mani.

Le accarezza. Segue con i polpastrelli le vene del dorso, avanti e indietro, come a voler leggere un codice criptato.

“Ciao mamma…Come va oggi?”

Amanda la osserva persa. Le pupille consumate, erose dalle immagini e dai colori. Le iridi slavate da lacrime di candeggina. Il vetrino appannato dal vapore caustico. Le ciglia arrese.

“Ho capito..Giornata no, eh?”

Amanda alza le spalle. Passa la tazzina vuota a Sonia. “Mi racconti la storia della tigre e della strega?”

“Un’altra volta? Ma non ti annoia?”

“Non me la ricordo proprio bene, ma so che è bella”

Sonia afferra la tazzina. Beve un sorso d’aria.

“Fuori dal tempo e dallo spazio come noi li conosciamo, in un Universo ormai invisibile all’occhio umano, ma che allora era intenso e vero e palpabile, c’era una tigre. Il pelo bellissimo, il passo elegante. Affilata nelle unghie e nell’ingegno…”

Foto di Andrea Mecali

 

 

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