Stefania Aphel Barzini: nella Tuscia ritrovo la magia del mondo

La sua è una storia che parla di sapori e ricordi attraverso una sensibilità verso il cibo e i fornelli. Ma è anche un concentrato di tante storie vissute, di paesi attraversati, di mercati visitati, di piatti cucinati e mangiati, di colori, di persone, di profumi di una vita. Perché, come ama dire Stefania Aphel Barzini: “La mia idea è che il cibo sia cultura, non solo spiattellamenti e spadellamenti di gran uso oggi. Il cibo racconta la vita, il mondo”. Un mondo in cui anche la Tuscia rappresenta il luogo d’ispirazione e di recupero delle tradizioni. Ha una casa a Vetralla in cui ama ritirarsi dopo ogni ritorno da un viaggio.

Ha vissuto sei anni a Los Angeles dove, tra l’altro, teneva corsi di cucina regionale italiana. Qui ha organizzato per l’Istituto Italiano di Cultura eventi e manifestazioni di promozione di libri e film italiani, raccontati attraverso il cibo e retrospettive come quella di Totò in cui si è occupata non solo di preparare una cena “Totoiana” tratta dai suoi film, ma ha anche spiegato quale fosse il rapporto con il cibo nella filmografia del grande attore napoletano. Stefania Aphel Barzini ama scrivere, insegna Scrittura Creativa applicata al cibo in vari master di giornalismo enogastronomico (Gambero Rosso, Università di Siena, Master di Cultura Enogastronomica Italiana agli studenti della Illinois University in Erasmus in Italia, Scuola di Cucina Cuochepercaso).

Ma ama anche mangiare e cucinare e considera queste attività molto importanti. Rientrata in Italia, ha iniziato una lunga collaborazione con il Gambero Rosso per il canale televisivo, di cui è stata uno degli autori. Conclusa questa esperienza, ha iniziato a lavorare come consulente nell’organizzazione di eventi, fiere e mostre sempre a tema enogastronomico. Ha scritto diversi libri di cucina e due romanzi: L’Ingrediente perduto e Fuori sincrono.

La mia passione per il cibo nasce proprio nella Tuscia a Oriolo Romano da mio padre, un ottimo cuoco, nel giardino della nostra grande casa custodivamo l’orto e i piccoli animali, mio padre, un buongustaio, era solito fare grandi pranzi utilizzando il cibo del territorio. Quando la casa è stata venduta, ho provato un immenso dispiacere e insieme ad Andrea, mio marito, ci siamo messi alla ricerca di qualcosa che facesse per noi, l’abbiamo trovato a Vetralla in una graziosa casa nel centro storico, bellissimo ma oggi in declino, le sue potenzialità sono poco valorizzate. Le attività tipiche stanno scomparendo, il cinema è stato chiuso. Eppure la politica potrebbe fare molto. Tornando a lavorare con il cibo, ho ritrovato quegli odori e quei sapori che arrivano soprattutto dalle pietanze di una volta. Ricordo il piacere del sapore autentico e singolare ritrovato in un mazzo di carote viterbesi”.

“A me interessa la parte storica e antologica del cibo. Ho scritto 7 libri, l’ultimo “Fornelli d’Italia” per Mondadori, in cui racconto di come è cambiato il rapporto con il cibo dall’Unità d’Italia, perché il cibo deve raccontare e unire tipicità e tradizione. La Tuscia sa rappresentare tutto questo. La Tuscia viterbese, secondo me, è ciò che resta della magia del mondo. Un territorio dove riesco ad avvertire il mistero del passato, di quel mondo che oggi sembra essersi perso. A mio parere gli sforzi da spendere potrebbero essere gli stessi usati da Matera, che ha veicolato la propria immagine tenendo salde le tradizioni, declinandole in accoglienza e specificità di alta qualità, riuscendo a crearsi una immagine adatta a un tipo di turista selezionato. E comunque la tradizione deve essere spesa come peculiarità della Tuscia, facendo rete e trovando autorità che siano sensibili a questo tipo di discorso da trasformare in progettualità concrete”.

L’oggi di Stefania è la scuola di cucina: “Tutti a Scuola con Folle Casseruola” nella quale insegna a italiani e stranieri.

Inoltre ha un blog molto seguito con il quale cerca di raccontare tutti gli aspetti del cibo, da quelli puramente gastronomici, a quelli sociali, antropologici e culturali: www.follecasseruola.com

La Tuscia che più ama?
“Tutta l’area della Valle del Biedano, colma di vestigia etrusche disseminate in un territorio ancora per larghi tratti selvaggio o comunque eminentemente rurale. Ruderi romani e medievali completano un quadro a dir poco affascinante. Natura e storia si mescolano in maniera straordinaria lungo uno dei sentieri del Parco Regionale di Marturanum che sembra Il Grand Canyon. Poi Norchia il sito archeologico preistorico, etrusco, romano e medievale nei pressi di Vetralla, la tenuta e il castello di Rocca Respampani, splendida cornice paesaggistica incorrotta. Come ho già detto, la Tuscia è ciò che resta della magia del mondo”.

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