Signori Confartigianato : la mobilità sociale risulta bloccata

Ce ne siamo accorti già da tempo, ma se l’ISTAT lo certifica ufficialmente la notizia fa più effetto. È la nostra società che cambia e se la classe operaia è quasi scomparsa, anche il ceto medio si è ridotto di circa 2 terzi (nel 2002 il ceto medio costituiva oltre il 70% della popolazione, oggi è circa il 30%). Dalla fotografia del nostro paese scattata nel rapporto annuale 2017 dell’Istituto nazionale di statistica, si notano molti cambiamenti nella società italiana, ma anche alcuni scenari congelati, cristallizzati.
La mobilità sociale risulta bloccata, nel senso che i figli della classe dirigente diventano classe dirigente, i figli dei laureati diventano laureati, gli altri lasciano la scuola giovani. E intanto le disuguaglianze aumentano, spesso a causa delle differenze nei redditi. Queste disuguaglianze non sono più solo tra le diverse classi sociali, ma ci sono sostanziali differenze di reddito anche all’interno delle stesse categorie professionali. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il lavoro in questi anni si è polarizzato: sono scomparse molte professioni intermedie, è aumentata l’occupazione nelle professioni non qualificate, ed è diminuito il numero di operai e artigiani.
Da questo quadro purtroppo emerge che tra i cambiamenti sociali più preoccupanti si conferma l’aumento della povertà, poiché continua a crescere l’indicatore di grave deprivazione materiale: risultano in difficoltà soprattutto le famiglie con disoccupati, oppure occupati part-time, famiglie artigiane a basso reddito.
Da tutto questo si evince che la povertà assoluta in Italia riguarda 1 milione e 600 mila persone, 6 famiglie su 100. Questo dato appare ancora più grave se si considerano gli individui invece dei nuclei familiari, basti pensare che il 7,6% degli italiani è in stato di povertà assoluta. Per non parlare poi dell’emergenza giovani, sia perché continuano a diminuire (nell’ultimo decennio l’Italia ha perso 1 milione e 100 mila giovani, mentre gli ultra 65enni costituiscono il 22% della popolazione, facendo dell’Italia il Paese più vecchio d’Europa),sia perché è stato recentemente evidenziato dall’Ocse che negli ultimi 30 anni il gap tra le vecchie generazioni ed i giovani in Italia si è allargato.
Inoltre, i giovani del nostro paese continuano ad avere forti difficoltà d’inserimento nel mercato del lavoro. Anche per questo, tra gli under 35, ben 7 su 10 vivono ancora con i genitori e conseguentemente non sono stimolati a creare nuovi nuclei familiari. Inevitabile conseguenza di questa situazione è che nell’ultimo anni si è registrato un nuovo record negativo delle nascite e di emigrazione di giovani, che non vedono futuro nel nostro paese. Ecco perché è urgente fare un piano straordinario biennale per i giovani tra i 16 e i 35 anni in modo da occuparli e inserirli nel mondo del lavoro quanto prima. Si devono prevedere progetti di formazione professionale direttamente nelle aziende e nella pubblica amministrazione, con progetti specifici, e retribuendo i giovani con i fondi della formazione professionale e con una parte dei risparmi della spesa pubblica previsti nella spending review, ovvero eliminando sprechi, sopprimendo gli enti delle partecipate (circa ottomila); fare nel tessuto economico una creazione di piccole e medie imprese con forza lavoro nuova ed efficace .
Un programma di finanziamento di nuove imprese con fondi destinati allo scopo, liberando risorse tramite Microcredito e Confidi , mettendo in azione quelli già esistenti pronti ad operare a favore di idee destinate allo sviluppo e alla permanenza nei territori , posti di lavoro, occupazione certa e benessere dal lavoro in loco, contro le delocalizzazioni delle grandi industrie di questi ultimi anni .
Infine, risulta necessaria l’istituzione della Flat Tax. La riduzione delle tasse alle imprese infatti produrrà più occupazione e maggiori investimenti su immobili e strumenti innovativi, mentre la riduzione delle tasse alle famiglie produrrà un aumento dei consumi .
Il paese Italia potrà agganciare la ripresa e crescere su tassi in linea con quelli dell’area Euro che, secondo le previsioni, viaggerà ad un ritmo nettamente superiore rispetto a quello attuale del nostro paese. Ciò è possibile solo tramite una selezione della spesa pubblica, eliminando sprechi, costi burocratici e servizi che possono essere svolti dal privato o privato sociale.
Dovranno essere le associazioni presenti sui territori, come la Confartigianato, a dare indicazioni ai governi centrali, inducendoli a farsi carico di questa grave situazione ed a fornire le risposte utili al paese per far ripartire il futuro dell’Italia.

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