Sgarbi: a Viterbo capolavori del Quattrocento superiori anche a Roma

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi decanta la Tuscia. Inneggia al suo grande maestro poco valorizzato Lorenzo da Viterbo e mette in guardia dal dare in prestito Sebastiano del Piombo alla mostra di Vicenza “Tutankhamon, Caravaggio e Van Gogh. “Se proprio una trasferta ci deve essere che sia a Milano per Expo 2015”. E non manca la battuta: “Milano è piena di modelle, anche Sebastiano avrebbe gradito di più, rispetto a Vicenza”.

E’ uno Sgarbi entusiasta quello che parla della grandezza di un pittore non da meno di Andrea Mantegna e Giovanni Bellini. L’inaugurazione della riapertura del Museo civico di Viterbo, in coincidenza con la tappa viterbese di Panorama d’Italia, è uno di quei momenti in cui tutti i cittadini viterbesi avrebbero dovuto gremire la Chiesa della Verità ed essere orgogliosi della città in cui sono nati o in cui vivono.

Era la metà del 400 e tutta la intelighentia dell’epoca si riuniva a Padova da dove la cultura artistica si espandeva. Lorenzo da Viterbo è tra loro e riporta tutta la tensione, la spazialità, l’emozione di quella pittura rinascimentale negli affreschi della cappella commissionata da Monaldeschi ed Aldobrandini, Vittorio Sgarbi trasporta il pathos di capolavori che devono essere valorizzati. “La città dei Papi è il secondo motivo dopo Roma per cui un turista deve venire nel Lazio”. Il critico invita alla visita del Museo appena riaperto che definisce “pieno di suggestioni che confluiscono nel capolavoro della Pietà di Sebastiano del Piombo”. 

E il sindaco Leonardo Michelini ha ribadito come l’economia di Viterbo debba essere legata alla cultura e al turismo. “Mi sentivo umiliato come cittadino e come sindaco ad avere un Museo Civico chiuso. Lo abbiamo ristrutturato con 25mila euro. E’ un impegno mio e di tutta la città. Non si può continuare ad usare la mancanza di soldi come un alibi per il non fare. E il nostro lavoro lo dimostra”.

 

 

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