Serena Poggi, la felicità di cucire a mano come una volta

Cristiano Politini

“Cucire Serena” la firma  di Serena Poggi alle proprie creazioni , viterbese  appassionata di moda che si sta impegnando nella sua passione per il taglio e il cucito. Infatti, dopo aver frequentato un corso intenso di formazione, ha iniziato a cucire a mano e con la sua macchina da cucito vestiti per amici e parenti. L’artigianato di un tempo e lo stile vintage, amato da Serena, stanno riscoprendo l’innovazione delle linee contemporanee, per dei capi d’abbigliamento ideati e creati totalmente in modo artigianale. Serena ci ha raccontato così la sua passione per l’arte del cucito.

Innanzitutto cominciamo da dove nasce la passione per il taglio e il cucito…

Anni fa’ ho sentito l’esigenza di iniziare qualcosa di nuovo e mi sono messa in gioco con il taglio e cucito. Era una cosa che mi aveva sempre affascinata tramite le mie sorelle che già frequentavano dei corsi. Tutt’oggi frequento anch’io la scuola di Vincenza Pallotta in Via dei Mille, in pieno centro storico. Questa scuola è un punto di riferimento per il taglio e cucito a Viterbo e, per quanto mi riguarda, per il mio modo di concepire un abito.

Quali sono state le sue prime creazioni?
Ho sfruttato la scuola al massimo per cucire per me e per amici e familiari. Infatti, ho cucito una gonna per mia cugina, alla quale volevo regalare un capo unico per Natale. Successivamente, la mia passione mi ha portato a realizzare un capo per la laurea di una mia carissima amica, Agnese Nicolai. Abbiamo un rapporto speciale e volevo donarle un qualcosa che rimanesse per sempre. Così, ho cucito un vestito per un’occasione importante e che mi ha impegnato duramente. È stata una bella soddisfazione poiché sono riuscita ad applicare la mia creatività agli affetti e all’amicizia, regalando a un’amica un capo interamente fatto a mano.

Come nasce l’idea di “Cucire Serena”?

È una cosa che faccio per passione e proprio mentre realizzavo il mio secondo vestito ho capito che dovevo dare ancor più unicità alla mia vena artigianale. Così, è nata l’idea dell’etichetta da apporre sul vestito, che non è una banale firma, ma il mio modo di essere. Infatti, le mie creazioni portano la firma di “Cucire Serena”: il nome rappresenta al meglio la mia indole, nonché richiama il mio nome. Giocando sull’accostamento di significati, sono riuscita a racchiudere in due parole tutto ciò che significa per me cucire: farlo con felicità e donando abiti nati dalla passione per questa arte antica.

Ha un suo stile di riferimento?
Mi ispiro allo stile vintage, dagli anni ‘20 fino alla fine degli anni ‘60. Questa propensione proviene da un forte legame con mia nonna che non ho mai conosciuto. Anche lei cuciva a casa durante le sue giornate: questo mi rende ancora più orgogliosa del fatto che sto dedicando il mio tempo libero a una passione che sa anche di tradizione e radici famigliari.

Il connubio artigianalità e innovazione è l’idea possibile di “Cucire Serena”?
Per me è portare una novità, che nel mio caso è anche una riscoperta. Infatti, sto riportando a nuova vita uno stile vintage e comunque ormai fuori moda. Non vado a riprodurre fedelmente i modelli degli anni ‘20 o ‘30, ma mi ispiro a quel periodo per poi dare un tocco creativo e innovativo al prodotto, grazie alle influenze di oggi. Se poi ci pensiamo, non sarebbe nemmeno possibile riprodurre quei modelli in modo fedele perché il fisico della donna di oggi è profondamente mutato. Infine, credo che questa mia creatività e innovazione provengano da una radice famigliare, poiché ad esempio mio padre è fotografo.

Ci racconta come avviene il processo di creazione?
Inizia tutto su carta bianca semplice, dove creo una bozza di quello che diventerà il capo d’abbigliamento. Dopo lo schizzo vado a mettere tutto su carta da modelli, poi da lì traccio tutte le forme e le curve. Spesso chiedo un feedback alla mia insegnante, Vincenza, per avere un parere e un confronto esperto.

Il lavoro manuale che tipo di sensazione produce?
La sensazione è la serenità, la felicità e la voglia di vedere l’abito finito. Non vedo l’ora di poterlo ammirare indossato da una persona: in quel preciso istante provo sempre entusiasmo e soddisfazione. Mi fa capire che posso migliorare e che se sono riuscita a produrre un capo da zero, posso dar vita a un nuovo abito ancora più complicato.

Una passione può sfociare in un concreto lavoro nel futuro?

Mi piacerebbe diventasse un lavoro, ma per ora è solo una passione, anche visto il mio percorso di studi totalmente differente, infatti, sono laureata in economia. Per ora è una grande passione che mi consente di poter regalare un capo artigianale a un famigliare o a un’amica.

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