Ronciglione: elogio al “Processo” alla Sala del Conclave

Ronciglione è una cittadina che conosce il valore delle rievocazioni storiche come riscoperta di antiche radici condivise dalla comunità, ma anche come momenti che sanno parlare all’uomo del presente. Lo stesso è avvenuto a Viterbo, nell’ambito delle manifestazioni di Caffeina e in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Viterbo, dove si è tenuto nella Sala del Conclave del Palazzo Papale un singolare processo penale dalle antiche radici, uno dei fatti storici più famosi a Viterbo, ma anche ricco di spunti che possono essere riconducibili alla nostra attualità.
Innanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, si è dunque tenuto il Processo (simulato) per il sequestro di persona dei Cardinali durante lo storico conclave del 1268/1271 svoltosi appunto a Viterbo in cui i prìncipi della Chiesa furono costretti nel Palazzo Papale da parte dell’allora podestà di Viterbo e del Capitano del Popolo, che sono così divenuti gli imputati, mentre i cardinali e vari prestigiosi testimoni la parte civile.
Un autentico processo in Corte d’Assise , dunque, in cui si sono cimentati gli avvocati di Viterbo mostrando indiscutibili capacità professionali che hanno condotto gli spettatori ben al di là della semplice rievocazione storica, ma li hanno coinvolti a riconoscere anche in certi aspetti della nostra quotidianità, sensibilità, ricordi e problemi tuttora vivi.
Si è partiti dall’ esposizione dei fatti del 1271: il capitano del popolo Raniero Gatti e il podestà di Viterbo costrinsero i cardinali nelle sale del Palazzo Papale che fu chiuso cum clave e con il tetto discoverto onde ottenere, dopo tanti mesi di incertezza, la nomina del successore di Clemente IV. Si è poi letto il capo d’accusa ; si sono ascoltati i testi e le arringhe difensive .
Le parole del pubblico ministero, per l’occasione il dott. Massimiliano Siddi, e le difese articolate sui fatti del conclave, sono stati sapientemente esaminati, così da fornire gli importantissimi elementi di comprensione sulla responsabilità nel comportamento del Capitano del Popolo e del Podestà, ma così come potevano essere percepiti in una vicenda del XIII secolo, che come tale, non poteva ignorare il rapporto tra chiesa e città, tra religiosità e norma civile , tra le posizioni citate nel Vangelo tra “Dio e Cesare”.
Il tutto avendo ben presente la sensibilità di una popolazione che, da tempi remoti, si è trovata a cercare di conciliare nella propria coscienza, il rispetto delle Leggi di Dio con quelle degli uomini e così i nomi dei personaggi del tempo, il reato di sequestro di persona e le norme dell’attuale codice sono state dipanate nelle posizioni degli avvocati, partendo da un lontano evento ma per poi ritrovarsi nel presente .
Ne scaturisce, perciò, uno spettacolo nuovo ogni volta perché nuove sono le tesi dei difensori e del Pm che diventano attuali fuori da ogni copione e creano una sensibilità partecipata del pubblico che aspetta la sentenza con interesse e coinvolgimento.
Uno spettacolo che diventa un unicum, perché la prima parte del processo (l’acquisizione delle prove l’audizione dei testi) è dettata dalla Storia , poi man mano che il processo si svolge lasciando i protagonisti senza “copione”, allora questi costruiscono una tesi che per escludere o individuare la responsabilità penale , affrontano i temi in un senso più ampio , considerando i rapporti tra città , evento e sensibilità religiosa, tra l’agire di chi ha ruoli istituzionali e i diritti della persona, tra il peso della difficile situazione civile e sociale e la necessità di comportamenti configurabili come reato.
Tutto ciò fa rivivere un evento storico da un’ottica sempre diversa e con esso rivive anche il luogo dove tutto accadde: un Palazzo- monumento simbolo di Viterbo e della vita cittadina.
Un grazie ai protagonisti: al presidente avvocato Luigi Sini, al giudice a latere Anna Paradiso, all’avvocato di parte civile Giuseppe La Bella, all’avvocato Fabrizio Ballarini che ha difeso Raniero Gaddi (Avvocato Michele Ranucci),a Marco Russo avvocato dell’imputato Alberto Da Montebuono (Guglielmo Ascenzi), al teste avvocato Corrado CIocchi, alle ammonizioni di fra Bonaventura (avvocato Stefano Perugi) e un grazie all’Ordine degli Avvocati che attraverso lo spettacolo di un processo penale fa vivere storia e sensibilità sociale in un teatro sempre nuovo.

*Segretario Pro Loco Ronciglione

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