Rita Giorgi: al Csc studiamo il crimine con la scienza

Sherlock Holmes è sbarcato nella città dei Papi? Macché. Eppure quella targa con un numero 8 quasi sdraiato e stilizzato può trarre in inganno. Soprattutto per chi viaggia con la fantasia. ”Centro per gli studi criminologici», affisso a uno stipite di palazzo Grandori 2. Non è che il mitico investigatore inglese si sia trasferito nella Tuscia, più semplicemente una donna della Tuscia, Rita Giorgi nativa viterbese, ha pensato di creare, a due passi dalla basilica di San Francesco, una sorta di scuola che inizi, si dipani e si realizzi nel mondo del crimine. Niente di fantasioso e/o ingannevole, ma una serie di Business Master per preparare e/o completare la professionalità di periti e consulenti che intendano (ma anche che abbiano necessità) di lavorare nel settore. Per spiegare la filosofia del Centro, Rita Giorgi responsabile scientifico del Csc, ricorre a un chiaro concetto: «Il reato è una ferita che si procura alla società e dobbiamo sapere dove e quando ha avuto origine. Dobbiamo cioè individuare la causa attraverso una chiave scientifica».
«Insieme ai corsisti – precisa il presidente, Marcello Cevoli – non studiamo il luogo del delitto, ma le sue motivazioni». Ecco allora il contributo prezioso che, di volta in volta, di lezione in lezione, offrono ”specialisti” settoriali: da psicologi a giornalisti a fiscalisti a nutrizionisti. Prossimo master in psicologia giuridica. Seguirà uno di giornalismo investigativo. Corsi della durata da sei mesi a un anno; 116 ore di preparazione e confronto face to face tra insegnanti e allievi; 40 anni l’età media dei corsisti. Più uomini che donne. Tutti laureati. «Che comunque – spiega Rita Giorgi – hanno già un’attività professionale, ma che intendano arricchirla». Per esempio avvocati che vogliono capire psiche e comportamenti dei propri clienti. «Abbiamo previsto anche approfondimenti di tipo psico-archeologico. Perché? Ma perché dobbiamo conoscere lo stato d’animo di chi magari ha compiuto un gesto delittuoso. Lo ha fatto perché non era in grado di intendere e di volere o in un momento particolare, o in una situazione estrema?». Tutto con il fine di aiutare il magistrato a individuare la gravità e le responsabilità di un reato. Insomma, scoprirne la causa. I Master non consegnano lauree, ma attestazioni per poter lavorare come giudice onorario, collaboratore di polizia giudiziaria, perito tecnico a vario titolo. «L’obiettivo – puntualizza il presidente Cevoli – è fornire un percorso integrato e completo, dedicato allo sviluppo di competenze teoriche, metodologiche e pratiche nell’interesse della giustizia e non per fare cassa».E per gli addetti ai lavori e gli appassionati del genere i corsi e i master di alta specializzazione sono aperti.www.criminologi.com

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