Renée e la chimica dello zucchero nelle sue Cose Buone

Renée Abou Jaoudé

Avvertenza per golosi e non: leggere con cautela. Chi non si sa perdere nella sofficità della panna potrebbe essere colpito dalla fermezza di una mousse, chi difficilmente resiste allo zucchero, potrebbe scoprire una nuova forza nella dolcezza del caramello unito al cioccolato.  Questa è una storia fatta di terra, sapienza, volontà e rischio!

Da tutti questi ingredienti sono nate Le Cose buone, via della Marrocca 66 a Viterbo. Renée Abou Jaoudé aveva un sogno: far felici gli altri, “il cibo riesce a fare questo”, si è detta! Ma da sola sarebbe stato difficile riuscirci, allora ha coinvolto la mamma, che dopo aver passato anni a curare la bellezza delle persone facendo l’estetista, aveva pensato di mettere la bellezza al servizio della dolcezza, facendo un corso di alta pasticceria a Roma! Ed ecco che dalla Capitale si è ritrovata, “trascinata” dalla figlia Renée, in un vicoletto del centro storico viterbese, all’interno di un laboratorio tutto a vetri dove dà vita alle sue dolci creature.

Ma Renée, un padre medico di origine libanese, nata e vissuta a Roma, come ci è finita nel verde della Tuscia? 

“Sono venuta a Viterbo per studiare. Mi sono laureata in Scienze Forestali ed Ambientali. Essendo il mio sogno quello di fare la ricercatrice ho deciso di partecipare al concorso per il Dottorato di ricerca in Ecologia Forestale ed ho vinto una borsa di studio. Dopo tre anni di Dottorato i fondi erano finiti, e il mio futuro di ricercatrice è andato in fumo. Ma essendo una che non si dà per vinta, ho avuto un’altra possibilità: sono riuscita a entrare come assegnista di ricerca nell’università di Sassari. Sono andata in Sardegna, è stata un’esperienza meravigliosa, ma non potevo vivere a metà tra l’Isola e Viterbo: in questa città avevo creato la mia vita, mi ero fatta diversi amici ed ho anche incontrato l’uomo che è diventato mio marito. Allo scadere del contratto ho quindi deciso di tornare. 

Dallo studio delle piante alla cucina, il passaggio non sembra così immediato.

“Ho sempre amato cucinare. Già da bambina spesso preparavo il pranzo per me ed i miei fratelli perché i miei genitori erano fuori per lavoro, e questa passione mi è rimasta. Quando ho deciso di chiudere il mio percorso di ricerca universitaria ho pensato che la pasticceria, che richiede una precisione scientifica da far invidia ad un protocollo di chimica, sarebbe potuta diventare il mio nuovo ambito di ricerca”. 

Difficile inserirsi a Viterbo? 

“Difficile fare dall’inizio delle scelte imprenditoriali giuste. I nostri prodotti sono stati apprezzati da subito: abbiamo aperto ad aprile 2013 e da allora sento di aver fatto dei passi da giganti. Ma sono arrivata a dormire anche qui dentro sdraiata per terra e sfinita dopo 18 ore di lavoro. Ho dovuto studiare, capire le quantità necessarie per avere sempre il prodotto fresco e non trovarsi impreparati di fronte alle richieste della clientela. E questo solo con le nostre forze, facendo tutto da noi, perché la nostra filosofia è quella di utilizzare materie prime a km0 e poi realizzare tutto qui. E’ questo che fa la differenza e questo è quello che ci ha premiate. E’ come all’università: bisogna studiare, capire e cercare la via migliore per raggiungere l’obiettivo. Lì era la conoscenza, qui è la perfezione della pasticceria”

La difficoltà maggiore? 

“Come dicevo prima, gestire le quantità e la fatica. Ora mio fratello è venuto a darci una mano. Il prodotto non lo tengo sul banco più di 48 ore, potete immaginare il lavoro che c’è per sfornare sempre tutto fresco. Però vedere la gente con il sorriso dopo aver gustato uno dei nostri dolci ripaga di ogni fatica”.

Per essere così giovani, a livello imprenditoriale, avete già ottenuto una stella Foodies del Gambero Rosso?

“Quando mi hanno telefonato pensavo a uno scherzo. Ho diffidato per un po’ sino a quando ho capito che facevano sul serio. Siamo stati premiati insieme ad altre quaranta realtà sparse su tutto il territorio nazionale”.

In un momento così di crisi, il richiamo della grande città non l’ha toccata? 

“Molti clienti, soprattutto i turisti, quando ci scoprono mi chiedono perché non apro a Roma, a Milano, o addirittura in Francia (questo per me è stato un vero complimento, vista la ricercatezza tipica della pasticceria francese). Ma io ho scelto questa terra. Mi piace pensare al futuro e credere che potrò allargare tutto questo. Ma un mio punto vendita a Viterbo ci sarà sempre”. 

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