Per l’Arcivescovo Parolin ad Acquapendente chiamata dal Vaticano

Pietro Parolin

Quando sei anni fa raggiunse l’Arcivescovado di Acquapendente, vi arrivò percorrendo la via Cassia: l’importante via consolare romana, che congiungeva già nel II secolo a.C. Roma all’attuale Firenze, poi prolungata sino alla via Aurelia  passando per Lucca e Pistoia. Non arrivava mai. Nulla faceva  presagire che, appena cinque anni dopo, l’arcivescovo Pietro Parolin avrebbe varcato la soglia della Santa Sede, insignito dall’ultimo Papa innovatore Jeorge Bergoglio di una delle cariche più prestigiose, quella di Segretario di Stato Vaticano.

Di fatto era già ‘ uno stimato diplomatico di lungo corso il cardinale Parolin, veneto di nascita e oggi appena cinquantanovenne, è il  più giovane segretario di Stato dai tempi di Eugenio Pacelli. Monsignor Parolin si è dedicato agli studi, alla pontificia università Gregoriana, dove si è laureato in diritto canonico e il primo luglio del 1986 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Vanta una esperienza vastissima, che la sua semplicità e le grandi doti umane hanno fatto passare in secondo piano. Dal 1986 al 1992, in Nigeria e in Messico, fino al rientro a Roma nella seconda sezione della Segreteria che si occupa dei rapporti con gli stati. Il 30 novembre 2002 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato sotto-segretario della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, di fatto il ‘viceministro’ degli Esteri del Vaticano, occupandosi in particolare delle relazioni con i Paesi orientali. Se ne poteva prevedere una strada già tutta in discesa. In realtà il 17 agosto 2009, Parolin viene promosso da Benedetto XVI arcivescovo con sede titolare ad Acquapendente, luogo discreto collocato all’estremo nord del Lazio, mai visto prima di allora.

Un amore a prima vista, di cui conserva ancor oggi nitidi i panorami improntati nelle passeggiate rigeneratrici nei versanti che arrivavano ai confini tra Lazio e Toscana, il San Casciano, il  Lago di Bolsena , la Riserva Naturale Monte Rufeno, la cittadina aquesiana. Luoghi che ben si sono prestati alle camminate solitarie e contemplative, spesso  accompagnate dal solo rumore delle  numerose piccole cascatelle che confluiscono nel fiume Paglia. All’epoca, per tutti nel circondario della Diocesi vescovile era semplicemente il Vescovo Parolin. A febbraio 2014, arriva tutta d’un fiato la notizia della carica conferita da papa Francesco e i cinque anni in Alto Lazio divengono il segno di una tappa da custodire, una pausa che ha fatto preparare dimensioni e demarcazioni utili ad affrontare un impegno di tanta responsabilità per la Chiesa cattolica: Segretario della Santa Sede, prelato di fede e di mediazione tra i popoli. Ad Acquapendente  è ritornato  nell’aprile di quest’anno per i Festeggiamenti per l’850° anniversario della Madonna del Fiore, a cui manifesta la propria devozione.

La Piazza G. Fabrizio gremita insieme alle autorità gli ha conferito la cittadinanza onoraria e dalla folla che gli si accostava per stringergli la mano proviene  il sussurro:”Eminenza ammiriamo la sua umiltà, grazie per quello che compie ogni giorno”. E lui di riflesso risponde: “Spero di essere pronto per il compito affidatomi”. Il Cardinale Parolin, ormai Segretario di Stato Vaticano, ebbe a dichiarare in quella bellissima giornata di festa: ‘Ricevere il patriziato aquesiano è un grande onore, porterò con me la semplicità dei luoghi viterbesi, il calore della gente, la bellezza incontaminata di questi posti.  Da Acquapendente è partito in punta di piedi, riprendendo nell’immaginario quella via Francigena, che un tempo fungeva da itinerario e collegamento con Roma per riportarsi  al servizio della  madre di tutte le Chiese, impegnato a costruire un futuro di pace e fraternità .

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