Peparello: per la Tuscia previsioni ottimistiche su un 2016 negativo

Woman on cell phone in supermarket

E’stato un 2016 amaro quello che si è lasciato alle spalle l’economia della Tuscia, che tra aperture e chiusure ha registrato un saldo pari al -0,39%, il dato peggiore degli ultimi tre anni e l’unico negativo a livello regionale (Lazio 1,77%, Italia 0,68%) come emerge dal Rapporto Movimprese di Unioncamere, ma le prospettive, per fortuna, non sono del tutto negative.
E’ quanto sostiene Vincenzo Peparello, presidente della Confesercenti di Viterbo, a commento dei dati resi noti da Unioncamere.
“Le previsione ottimistiche che trasparivano dalle dichiarazioni del mondo politico impegnato nell’azione di governo del nostro paese e riportate da molti organi di stampa nazionale, tardano a manifestarsi – afferma Peparello – Le analisi di diversi economisti non lasciano molti margini ad una inversione di tendenza positiva a breve a causa di un complesso di fattori che collegano l’economia mondiale a quella in difficoltà a livello europeo, Italia compresa. Tralasciando, comunque, i problemi internazionali, nel nostro paese ognuno deve fare la sua parte per cercare di trovare le soluzioni più appropriate nelle singole realtà in cui opera. Valutando i dati diffusi da Unioncamere a proposito del 2016 – dice Peparello – è vero che il saldo per quanto riguarda l’apertura e la chiusura delle imprese è fortemente negativo, ma bisogna anche tenere conto che delle nuove imprese oltre il 40 % cessa l’attività entro i primi tre anni mentre nel 2000 tale percentuale non superava il 20 %. Comunque – aggiunge il presidente provinciale della Confesercenti – le previsioni per il 2017 non sono del tutto negative: in particolare il numero delle imprese attive del commercio e del turismo tornerà ad aumentare con un quadro profondamente mutato e con una crescita di nuove imprese soprattutto nel settore turistico. Sommariamente il trend negativo continuerà per i negozi di commercio al dettaglio in sede fissa, mentre in aumento sono le imprese su area pubblica, banchi e bancarelle, ma ormai il settore è completamente nelle mani di operatori stranieri. Aumenteranno, invece, le forme alternative al commercio tradizionale ed entreranno in crisi i negozi tradizionali. Rispetto al quadro nazionale – aggiunge Peparello – va meglio nella nostra provincia, soprattutto per i pubblici esercizi e il settore ricettivo che ha visto crescere, nel 2016, sia il numero delle strutture che la qualità. Per creare una nuova occupazione è necessario rilanciare la produzione e i consumi anche attraverso lo snellimento del groviglio normativo che oggi scoraggia una parte importante delle nuove iniziative imprenditoriali, specialmente le micro e piccole imprese. E’ necessario un massiccio intervento della pubblica amministrazione a tutti i livelli, nazionale e locale, per il completamento delle opere pubbliche già iniziate, la realizzazione di quelle programmate e per il recupero dei centri storici, delle strutture sanitarie e scolastiche che consentano un miglioramento della qualità della vita. L’elevata pressione fiscale non aiuta le imprese esistenti e tantomeno nuove iniziative imprenditoriali in tutti i settori. E’ necessario favorire il processo spontaneo di aggregazione delle piccole e medie imprese: permettere di ridurre i costi di produzione ed, in particolare, consentire a loro di poter accedere a nuovi mercati internazionali, ponendo al centro della programmazione lo sviluppo di quelli esistenti. Infine – conclude Peparello – vanno attribuiti maggiori poteri agli enti locali e alle amministrazioni comunali, alle quali è affidato il compito di procedere ad una seria programmazione nei settori turistico e commerciale e gli altri settori economici debbono svegliarsi accelerando sui tempi di approvazione degli strumenti di sviluppo a livello locale sburocratizzando pezzi importanti della PP.AA. al fine di agevolare e sostenere gli investimenti delle imprese nella già difficile competitività del mercato e i momenti di crisi come quello attuale.
Inoltre – conclude Peparello- vanno riprese le buone pratiche amministrative che vedevano nella programmazione negoziata la condivisione tra pubblico e privato dei progetti e processi di sviluppo socio-economici del territorio e delle imprese.

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