Pane sospeso. Anche a Viterbo un aiuto a chi non ne ha

Una volta c’era il <Caffè sospeso>, iniziativa di origine napoletana. Da oggi Viterbo ha il suo <Pane sospeso>. Attenzione, in questo caso il capoluogo non si è inventato nulla, ma semplicemente – e meritoriamente – ha deciso di dar vita a un progetto già avviato con successo in altre città italiane. Merito di undici panificatori e pasticceri locali appoggiati dal Comune (in particolare dell’assessore allo Sviluppo economico, Sonia Perà) e dalla Cna con Luigia Melaragni.
In cosa consiste? Evidentemente offrire alle famiglie indigenti la possibilità di portare sulle proprie tavole una pagnotta, un panino, una modesta rosetta, che con i tempi che corrono possono contribuire al soddisfacimento della priorità quotidiana, quella di mangiare. Undici panificatori che metteranno a disposizione della clientela una cesta dove ognuno degli acquirenti potrà deporre il suo contributo giornaliero di pane. Possibile che nel prossimo futuro l’iniziativa venga allargata all’intera provincia e a Civitavecchia.

L’importante era cominciare a offrire uno speciale contributo di solidarietà. A Viterbo, tra gli altri, hanno aderito per ora l’Artigian Pan ‘86, la Co.p.a.v., la Costantini Eraldo & Stefano, la Renato De Alexandris, il Vecchio forno del Bottalone, il Laboratorio senza glutine di Paolo Santamaria, l’Allegro fornaio, Panificio Anselmi, Panificio Parea, Antico panificio Pianoscarano. E altri due esercizi siti in altrettanti ipermarket. I locali dove si potrà acquisire del pane gratuitamente sono segnalati da cartelli apposti sulle vetrine.

A Palazzo dei priori è avvenuta la conferenza stampa di presentazione. Non molto da dire per una iniziativa che chiaramente non aveva troppo bisogno di spiegazioni. Anche perché la solidarietà è una virtù che non dovrebbe mai essere contaminata dal germe della ostentazione. Si fa, ma non si dice.

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