Orto Botanico Angelo Rambelli: un contenitore di idee e di eventi

L’Orto botanico “Angelo Rambelli” dell’Università degli Studi della Tuscia, a Viterbo in prossimità della famosa sorgente del Bulicame le cui acque termali sono famose fin dai tempi dei Romani, citato nel XIV Canto dell’inferno da Dante, si estende su una superficie di circa sei ettari. Inaugurato nel 1991 per volere del primo Rettore dell’Università della Tuscia, il Prof Gian Tommaso Scamoscia Mugnozza. Il terreno per la realizzazione del complesso fu concesso dal Comune di Viterbo, purtroppo l’area per le caratteristiche chimico-fisiche del suolo mal si prestava alla messa a dimora delle piante provenienti da tutti i continenti. La sfida fu accolta dal prof. Angelo Rambelli fondatore e primo direttore dell’orto Botanico, grazie alla sua lungimiranza e all’aiuto di collaboratori e di donazioni private, con l’apporto di terreno di risulta, diede vita all’Orto Botanico. L’orografia del terreno ha permesso di ricreare al meglio i vari areali presenti in natura. L’area è suddivisa in appezzamenti che ospitano le piante secondo criteri ambientali compatibili con le caratteristiche climatiche e pedologiche dell’aria ben si presta per essere un dialogo a più voci, stimolato di volta in volta da incontri, merende, conferenze, classi che mettano insieme studiosi, poeti, musicisti, scrittori, apicoltori, zoologi, antropologi, biologi e la comunità dei visitatori, dei residenti e di chi vive abitualmente o saltuariamente l’orto.
Una idea vincente è stata quella di ospitare all’interno nell’ultimo fine settimana di maggio la mostra mercato “Verdi e Contenti” ideata da una giovane imprenditrice viterbese appassionata del green. Una intuizione felice, che ha portato numerosi visitatori, ad entrare per la prima volta all’Orto Botanico.
La rassegna ha visto una qualificata partecipazione di espositori, numerose le attività collaterali per bambini e visite guidate curate da professionisti appassionati come “Giorgio” addetto alla cura dell’Orto Botanico Angelo Rambelli.
A detta degli espositori di questa prima edizione, la struttura ben si presta per mostre grazie alla disponibilità di superfici e ampi parcheggi, una “location” che certamente merita di essere portarta all’attenzione del grande pubblico ed inserita nei circuiti del green.
In momenti in cui le risorse scarseggiano val la pena pensare ad un modello di struttura che sia produttivo senza scalfire l’espressione creativa che lo caratterizza.
Una sfida da cogliere velocemente come fece a suo tempo il Prof. Angelo quando diede vita alla sua creatura.
Creare insomma un dialogo a più voci, stimolato di volta in volta da incontri, conferenze, eventi e perché no opere d’arte all’interno dell’orto, che mettano insieme studiosi, poeti, pittori del paesaggio, musicisti, scrittori, apicoltori, zoologi, antropologi. Dare insomma all’Orto Botanico un suo respiro senza che nulla venga tolto alla sua natura.

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