Olimpia Maidalchini Pamphili: la principessa di S.Martino al Cimino

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Su di lei tanti  epiteti del tipo “chi dice donna, dice danno, chi dice femmina dice malanno–Fu lo stesso Pasquino celebre statua parlante romana  a soprannominarla  Pimpaccia, deformando in romanesco il titolo di una commedia assai famosa nel 1600, Pimpa, la cui protagonista era come donna Olimpia furba e arrivista. Nacque a Viterbo il 26/5/1591, quarta figlia di un appaltatore viterbese il capitano Sforza e della nobildonna Vittoria Gualterio. Fu destinata dal padre al convento, insieme alle sue due sorelle,  per lasciare intatto il patrimonio all’erede maschio. Ma lei non aveva intenzione di prendere i voti, anzi ambiva ad un posto nella società, l’occasione  le fu offerta quando la affidarono ad un sacerdote per la preparazione spirituale.  Lei lo accusò ingiustamente di violenza, per questo fu sospeso a divinis, e Olimpia indusse il padre a trovarle marito. A 17 anni sposò il ricco viterbese Paolo Nini, molto più grande di lei, ne rimase vedova tre anni dopo ereditando l’intero patrimonio. Con furbizia cercò un altro marito tra la nobiltà romana, lo riconobbe in Pamphilio Pamphili, nobile povero di 31 anni più grande di lei, che sposò nel 1612. Intercettò poi  il fratello di questo  Giovanni Battista avvocato della curia romana, con grandi ambizioni di carriera  ecclesiastica; lei spinta dall’ambizione, favorì la sua ascesa  fino a farlo eleggere Papa, grazie anche al patrimonio che le aveva lasciato il primo marito.Su  Innocenzo X, Olimpia riuscì ad esercitare una notevole influenza tanto da diventare potente e dominatrice indiscussa presso la corte papale, tanto da venire chiamata la “papessa”. Nel 1639 Donna Olimpia Maidalchini  rimase per la seconda volta vedova e a 48 anni, molto ricca e sempre più ambiziosa. Il cognato Papa asseconda la sua smania, nominandola principessa e feudataria di S.Martino al Cimino,la mossa  per allontanarla da Roma. Nel 1655  Innocenzo X morì, donna Olimpia si impadronì di tutto quello che il papa possedeva . Fu il maggiordomo del Papa, a mettere di tasca sua i soldi per comprare una cassa in cui deporre il pontefice spese 5 scudi per la sepoltura avvenuta  nella chiesa di S.Agnese in Agone in piazza Navona a Roma. Donna Olimpia, visse soltanto due anni nel suo esilio dorato a S.Martino al Cimino  la peste del 1657 la portò via, come una qualsiasi mortale.Lasciò agli eredi beni che raggiunsero la cifra iperbolica di due milioni di scudi. Rimangono  alla Tuscia i le bellezze del suo feudo e  un Palazzo ad onor del suo nome Palazzo pamphilj di San Martino al Cimino conosciuto anticamente come il Palazzo della Principessa Olympia e in posizione dominante la magnifica Abbazia.

 notizie tratte da Archivi : matteidottgraziella

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