Nozze gay, Vitorchiano fa scuola

Paola Maruzzi

L’11 maggio del 2016 la legge Cirinnà sancisce le unioni civili in Italia consentendo alle coppie omosessuali di unirsi in un vincolo con diritti e doveri paragonabili, ma non identici, a quelli previsti dal matrimonio.L’Arcigay aveva preventivato che nel primo anno sarebbero corse in comune almeno diecimila coppie. In realtà sono molto meno: i dati aggiornati a maggio del 2017 parlano di circa 3 mila unioni civili tra persone dello stesso sesso in tutto Paese, di cui 15 nella provincia di Viterbo.

Mosche bianche, insomma, ma capaci di lasciare un segno memorabile per un’intera comunità.
È successo a Vitorchiano lo scorso giugno quando Luca e Alessandro hanno detto sì dinanzi a famigliari, amici e… all’intero paese.
Nella sala comunale invitati e curiosi si confondono. Anche il sindaco Ruggero Grassotti è più emozionato del solito. “Di riti civili ne ho celebrati tanti ma quella volta è stata diversa, è stato come siglare un passaggio storico. Sono onorato che questi due ragazzi abbiano scelto proprio Vitorchiano per iniziare un nuovo capitolo della loro vita e sono felice che la comunità vitorchianese abbia recepito positivamente quest’importante innovazione sociale”.

Di sicuro l’unione di Luca e Alessandro non è la prima della Tuscia. Altre ce ne sono state e altre ancora ce ne saranno. Ma è stata di certo tra le poche a farsi sentire, a sollevare un po’ di voci. “Diversi matrimoni tra persone dello stesso stesso sono passati in sordina, magari per volontà degli stessi sposi che hanno preferito la discrezione”, continua Grassotti. Invece il primo matrimonio gay di Vitorchiano ha scelto di mettere i puntini sulle i su un tema scottante, senza dare lezioni di tolleranza a nessuno, anzi svelandosi in tutta la sua contagiosa spontanieità.

Del matrimonio di Luca e Alessandro in paese se n’è parlato tanto. E non (solo) perché a scambiarsi le fedi sono stati due uomini ma perché la loro è stata una festa collettiva culminata con un giro turistico per i parenti venuti da fuori all’indomani delle nozze.

Luca ha 44 anni, Alessandro 40. Stanno insieme da quasi sei e si sono conosciuti a una cena di amici in comune. Entrambi romani, si sono lasciati pian piano adottare dal piccolo borgo del viterbese, dove hanno comprato casa nel 2011.

Chiacchierando con Luca mi accorgo che la loro è una storia d’amore a tre: ci sono il processo di outing verso la società, la convivenza, tanti bei ricordi e poi c’è il territorio, un Lui importate che non è solo uno sfondo in peperino ma una presenza che rapisce i cuori.

“Il legame con il territorio lo abbiamo costruito nel tempo – racconta Luca –. Oggi ci rappresenta più Vitorchiano che Roma. In paese ci conoscono tutti ma sposarsi è stato un momento importante che abbiamo voluto rimarcare per il bene della collettività. L’unione civile è un passo decisivo che consiglio a tutte le coppie. Il riconoscimento sociale che dà il matrimonio, con tutti i vincoli giuridici che comporta, si riflette nella vita a due, dando più consapevolezza al rapporto”.

Di quel 10 giugno Luca ricorda le centinaia di auguri ricevuti e poi la grande festa architettata per essere anche un pretesto per omaggiare e far scoprire agli invitati le bellezze antiche di Vitorchiano, a cominciare dalla location, l’ex convento di Sant’Agnese e dal tableau mariage con i nomi delle vie del paese. Naturalmente vini e prodotti locali nel menù, con gli immancabili cavatelli alla vitorchianese. Autoctono anche il catering, servito da un ristorante del centro storico.

“Dopo il caso di Luca e Alessandro in comune abbiamo ricevuto altre richieste da parte di coppie omosessuali per il rito civile”, ci confessa il primo cittadino. E noi speriamo nell’aperto di un varco.

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