Nella Valle del Treja a cercar il Sambuco Nero davvero salutare

E’ un piccolo albero dal portamento esteso che cresce lungo i corsi d’acqua della Valle del Treja e, in generale, su terreni aperti particolarmente umidi. In questo periodo è facilmente riconoscibile per le grandi ombrelle di fiori bianchi che numerose rivestono la chioma tra maggio e giugno. I frutti sono delle drupe, dapprima verdastre e, successivamente, a maturità, nero violacee. Si tratta di una pianta ben nota, perché da sempre utilizzata sia per la preparazione di medicinali, sia per uso alimentare. In campagna era frequente raccoglierne i fiori per farne delle frittelle molto aromatiche, mentre le bacche sono ancora oggi ricercate per sciroppi e marmellate. Le infiorescenze seccate, messe in infusione nel vino, gli conferiscono un eccellente gusto di moscato, l’aggiunta di salvia rende la contraffazione ancora più ingannevole. Finoo al tardo Ottocento in Inghilterra, Danimarca e Svezia era noto e apprezzato il vino di sambuco. Con le bacche mature, invece, si dava colore a una pregiata qualità di Porto. con le ceneri di sambuco le belle romane si facevano biodi i capelli. Anche il legno era ricercato. Ancora recentemente il midollo di sambuco veniva impiegato nella costruzione di strumenti di laboratorio e in modellistica e, andando ancora più indietro, nella costruzione di strumenti musicali. Dai suoi fusti, svuotati del midollo, anticamente si ricavavano veri e propri flauti. Insomma il Sambuco nero è bello da vedersi e buono da mangiare. Provate in questo periodo di escursioni e passeggiate a cercarlo, fategli pure una foto e inviatela a Tusciaup.

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