Nasce il parco termale ”Il Bagnaccio”

Un giardino per la conservazione di specie autoctone del Viterbese in un luogo speciale – il Parco termale il “Bagnaccio” –inaugurato giovedì 7 luglio alle 19.
Il progetto è nato dalla volontà della Società Agricola il Bagnaccio s.r.l. di promuovere l’area termale coniugando cultura, divulgazione e ambiente.
A questo scopo, nel 2015, la società ha stipulato un accordo di collaborazione con due strutture afferenti all’Azienda Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia: l’Orto Botanico “Angelo Rambelli” e la Banca del Germoplasma, realtà che si occupano di didattica, divulgazione scientifica e conservazione della biodiversità vegetale.
Nel parco termale le vasche presenti in prossimità della sorgente sono da sempre utilizzate a fini balneari. Nonostante nel tempo sia stata oggetto d’interventi da parte dell’uomo, l’intera zona del Bagnaccio, è riuscita a conservare ancora alcuni caratteri originari e importanti emergenze naturalistiche animali e vegetali.
Tra quelle degne di nota spiccano l’orchidea palustre, che in Italia è a rischio estinzione, e il rospo smeraldino (Bufo lineatus), specie tutelata dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, dalla Convenzione di Berna e dalla Legge Regionale L.R. 18/1988.
Così è nata l’idea del Parco. Ora il Bagnaccio, oltre che luogo di svago, relax e divertimento, è anche un luogo di conservazione delle specie autoctone. A tale scopo, nell’area sono state allestite alcune collezioni botaniche, riconducibili a quattro tipologie: gli ambienti umidi, la flora dei travertini, esemplari di Orchidee spontanee, le piante della tradizione contadina.
Non solo: raccogliendo le acque provenienti dalle vasche, sono stati realizzati due piccoli stagni e un’area impaludata dove è stato ricostruito l’habitat idoneo per la riproduzione del rospo smeraldino e per la conservazione delle orchidee palustri. In questi ambienti umidi crescono specie come il giunchetto meridionale, il giaggiolo acquatico, la lisca lacustre, la lisca e la cannuccia di palude.
Nell’area è stato realizzato un piccolo giardino roccioso dove poter osservare le specie caratteristiche dei travertini della piana di Viterbo, come l’asfodelo giallo, lo zafferanastro giallo e la silene.
Un’altra area è stata dedicata a piante della tradizione contadina locale e prevede la coltivazione della vite (Vitis vinifera), dell’olivo (Olea europaea) e di alcune erbe come la cresta di gallo (Chrysanthemum segetum) e il papavero (Papaver rhoeas), che i contadini di un tempo mangiavano. Tra le altre spiccano anche piante utilizzate in passato e riscoperte recentemente per le proprietà tessili e tintorie. Per esempio il lino (Linum usitatissimum) e la camomilla dei tintori (Anthemis tinctoria).
Per favorire la fruizione dell’area sono state realizzate delle zone ombreggiate con piante arboree autoctone come il bagolaro, l’acero minore e il pioppo bianco.

COMMENTA SU FACEBOOK
CONDIVIDI