Miti di ieri e di oggi voce narrante David Riondino

Lo spettacolo programmato per il 27 ottobre alle ore 18.30 alla Sala Alessandro IV a Palazzo Papale è dedicato alla memoria del grande musicologo Mario Bortolotto, scomparso esattamente un mese fa, e vuole celebrare i miti di Orfeo, Didone, Ero e Leandro e il mito moderno delle macchine. La serata si apre con l’intensa “Danza degli spiriti beati” tratta dall’Orfeo di Gluck seguita dall’esecuzione della straordinaria Sonata per pianoforte “Didone abbandonata” di Muzio Clementi ispirata alla storia amorosa di Didone del quarto libro dell’Eneide di Virgilio. Seguono il celebre Sogno d’amore e la seconda Ballata di Franz Liszt, ispirata al mito classico di Ero e Leandro.

Apparentemente contemporaneo, il mito delle macchine affonda invece le radici dell’antichità. Già Vitruvio, nel I Secolo A.C. all’inizio del decimo libro del De Architectura, definiva il mondo come una grande macchina ed esortava gli uomini ad estendere questa comparazione anche agli altri fenomeni della natura e agli stessi esseri umani: “É del resto la natura stessa che contiene i principi della meccanica e li insegna agli uomini con l’esempio della rotazione degli astri”. E se il futurismo esaltò a tal punto la macchina, definita “più bella della vittoria di Samotracia” auspicando nel 1925 l’idea di una “Società di protezione delle macchine”, sostituita poi (fortunatamente!) dalla “Protezione degli animali”, oggi la macchina può divenire un animale vorace che ingoia l’anima e divora la vita. Forse per esorcizzare questo pericolo, Silvia Colasanti ha scritto il breve pezzo “Rumbling Gears”, per pianoforte, ispirato alle stampanti 3D dedicato a Sandro De Palma che lo interpreta con l’azione mimica di Andrea Belmonte che traduce sulla scena i movimenti ripetitivi degli ingranaggi che alla fine creano un oggetto. La stampante nel pezzo della giovane compositrice romana ha un’ “anima”: si tratta, ben inteso di un’anima non in senso spirituale o metafisico, bensì in senso fisico. L’anima della stampante può perdersi o alterarsi, come nella parte centrale del brano in cui la musica sembra arrestarsi, ma alla fine il complicato meccanismo del cuore della macchina riprende e, quasi come un nuovo dio alla fine “crea” l’oggetto visibile da tutti sulla scena.

www.associazioneclementi.orgwww.sandrodepalma.it

David Riondino, voce recitante; Sandro De Palma, pianista; Stefano Nanni, sax tenore; Andrea Belmonte, azione mimica.

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