Mazzoli sulla Trasversale, “E’ ora di fare gli interessi del territorio”

Riceviamo e pubblichiamo:

Il candidato Pd al Senato al congresso della Feneal-Uil

“Sulla Trasversale, nel momento in cui la discussione si protrae da decenni, a meno che non si immagini che nell’ultimo tratto la strada diventi invisibile, un compromesso ragionevole e sostenibile dal punto di vista ambientale va raggiunto. Questo compromesso è la decisione del consiglio dei ministri delle scorse settimane e su questo deve ritrovarsi il territorio intero perché è una battaglia nostra e delle nostre terre, ma anche del Paese: completarla è una necessità dell’Italia se vogliamo dare risposte di sviluppo”. Con queste parole Alessandro Mazzoli, candidato del Partito democratico al Senato, è intervenuto al congresso della Feneal-Uil di Viterbo e Rieti che, alla presenza tra gli altri del segretario della Uil Giancarlo Turchetti, ha confermato Francesco Palese come segretario.

“Al netto del ricorso presentato al Tar in questi giorni, negli ultimi 5 anni – ha ricordato Mazzoli – sono state trovate le risorse per completare due opere incompiute del Viterbese: l’ospedale di Belcolle e la Orte-Civitavecchia. Queste opere hanno impegnato le classi dirigenti per oltre 40 anni. Sarebbe utile vigilare perché siano ultimate ma anche iniziare a immaginare il futuro: parliamo anche del dopo. Dobbiamo costruire un’altra pagina dello sviluppo locale incentrata sulla qualità delle realizzazioni e del lavoro per gestire le innovazioni e per mettere in campo un’idea di sviluppo capace di farci dialogare con il resto del Paese”.

“La relazione di Francesco Palese – ha quindi aggiunto il candidato Pd al Senato – è frutto dello sforzo di analizzare il perché delle cose e come se ne può uscire. Ecco cosa è il sindacato e cosa deve tornare a essere per il Paese: quella parte sì di rappresentanza ma anche in grado di contribuire a costruire una prospettive per tutti. Palese ha usato il termine di concertazione che oggi non va più di moda ma la sostanza della concertazione è indispensabile per ricostruire una prospettiva di crescita. Se viene meno il rapporto tra la politica il sindacato e la rappresentanza degli interessi dell’impressa il Paese è diviso e non ce la fa a recuperare terreno. Serve fare squadra.

“Gli ultimi 5 anni – ha proseguito Mazzoli – sono stati particolarmente difficili. Nonostante ciò, alla fine del quinquennio i principali indicatori economici dell’Italia sono stati invertiti: siamo passati dalla recessione alla crescita, seppure bassa; da un calo vertiginoso dei consumi a una maggiore propensione alla spesa; anche la disoccupazione è calata. Ma non significa che vada tutto bene. L’Italia ha compiuto sacrifici pesanti per uscire dalla recessione ma oggi restano davanti a noi molti problemi, soprattutto per la crescita delle disuguaglianze sociali: il 20% degli italiani detiene il 60% della ricchezza”.

“Se non si interviene sulla lotta alle disuguaglianze sociali – ha ribadito – non riusciremo ad uscire definitivamente dalla crisi: la crescita bassa non basta a redistribuire la ricchezza prodotta, dobbiamo superare il 2% di crescita perché si possano modificare le condizioni delle persone. Faccio un esempio: è difficile raccontare ai lavoratori della Maico che siamo usciti dalla crisi. La leva fondamentale per riuscirci è quella degli investimenti pubblici e privati che in questi anni abbiamo potuto usare poco per i vincoli europei. Occorre ridare fiato a un sistema delle autonomie locali che storicamente ha gestito i due terzi degli investimenti con interventi anche di manutenzione del territorio, messa in sicurezza dei centri abitati, la rigenerazione urbana. Solo gli investimenti creano lavoro: non può esistere una redistribuzione della ricchezza se non viene prodotta dal lavoro. Se vogliamo una ricchezza duratura serve occupazione in prospettiva, ovvero principalmente a tempo indeterminato”.

In conclusione del suo intervento Mazzoli ha detto: “Le innovazioni tecnologiche metteranno in crisi il lavoro tradizionale e ne creeranno di nuove forme. Questo fenomeno richiede un cambio di passo a chiunque operi nella filiera, anche edilizia. E per governare questi cambiamenti dobbiamo lavorare tutti insieme per evitare che i lavoratori restino stritolati. Oltre agli incentivi fiscali che dovrebbero diventare strutturali, serve, però, anche altro: la messa in sicurezza del patrimonio edilizio e il rafforzamento della dotazione infrastrutturale del Paese. Gli investimenti sono ripartiti e abbiamo messo ordine nelle innumerevoli norme con uno strumento, il nuovo codice degli appalti. Abbiamo bisogno di un sistema pubblico e privato che si ricostituisce sulla qualità degli appalti per riqualificare e ricostruire meglio di prima. Solo così torneremo ad essere competitivi”

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