Maurizio Casciani: l’amore “Oltre Noi” con l’inclusione della disabilità

Amore e desiderio infinito di protezione: è quello che prova ogni genitore contemplando il figlio neonato nella culla. Un istinto che dura per sempre, quando il bambino muove i primi passi, va a scuola, si fa uomo o donna, fino a che debutta nella vita, e anche oltre. E quando il figlio nasce con lo svantaggio di una disabilità, l’amore e la voglia di proteggerlo si moltiplicano alla massima potenza. Spianare le difficoltà sul suo cammino, e fare in modo che ogni sua necessità, materiale e affettiva, possa essere soddisfatta: un compito che si assume l’intera famiglia, che non deve essere lasciata sola ad affrontare problemi di difficile soluzione. Associazioni di volontariato e persone dal cuore grande come Maurizio Casciani mettono a disposizione la loro forza per far sì che nessuno venga lasciato indietro, e che tutti indistintamente possano avere una vita serena e degna di essere vissuta. Quella di Casciani è una forza nata dall’esperienza personale, un’energia che ha sempre messo al servizio di chi si è trovato nella sua stessa condizione: la presenza in famiglia di un figlio maggiormente bisognoso di cure e di attenzioni. Fin dal 1999, Maurizio Casciani è presidente dell’associazione sportiva “Sorrisi che nuotano – Eta Beta”. «Un’associazione nata per avvicinare allo sport i ragazzi in difficoltà. Nuoto, ma anche altre discipline come come l’atletica, lo sci, il calcetto e la zumba. Da allora sono stati oltre duecento i ragazzi e le ragazze che hanno potuto svolgere una sana pratica sportiva, e beneficiare di tutte le esperienze comunitarie che ne derivano: trasferte per campionati, gite e vacanze tutti insieme». Una sensibilità e una cura nei confronti dei ragazzi diversamente abili che fu la mission di una persona indimenticabile come il brillante Giorgio Mauro Schirripa, responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria della Asl di Viterbo, scomparso una decina di anni fa, e che Casciani ricorda con affetto. «Giorgio era un uomo dal grande cuore e dalla mente brillante e lungimirante, e aveva delle idee ben precise sul modo di migliorare la qualità della vita dei nostri ragazzi. A lui si deve la nascita dell’Associazione Eta Beta, importante realtà del volontariato locale. Ma soprattutto è per merito suo se anche a Viterbo si cominciò a parlare del concetto di “oltre noi”». La domanda più angosciosa che si pone il genitore di un figlio con disabilità infatti è: “chi si occuperà di mio figlio quando noi non ci saremo più?” La risposta finora è stata il ricovero in un istituto. «A Viterbo la situazione non è semplice: esiste una sola struttura idonea ad accogliere i nostri ragazzi, ma è satura da anni» continua Casciani. «Ecco che per i viterbesi l’unica scelta possibile ricade allora su strutture fuori provincia, con conseguente aggravio delle difficoltà. Istituzioni in grado di dare un’assistenza valida e professionale sono realtà importanti e costose, al di fuori delle possibilità di ogni singola associazione. Per questo un paio di anni fa ci confrontammo con altre associazioni del territorio, che operano anch’esse nel campo della disabilità fisica e mentale. L’unione tra noi poteva fare la forza di creare un’alternativa diversa». Sul modello di quello che già accadeva nel nord Italia, si pensò di creare a Viterbo una Fondazione, che potesse dare le risposte a tutti gli interrogativi, e prima ancora un comitato promotore per la realizzazione di questo importante obiettivo. La Fondazione “Oltre Noi”, di cui Maurizio è presidente, ha visto la luce nei primi mesi di quest’anno, come diretto risultato di uno straordinario lavoro di rete tra tredici associazioni operanti nel territorio, e può attualmente contare su circa 1350 soci. «Abbiamo immaginato la Fondazione come una realtà che promuova una piena inclusione sociale delle persone con disabilità. Che possa dare aiuto e supporto ai familiari, nell’affrontare le più diverse problematiche, comprese quelle legali. Il nostro obiettivo prioritario è affiancare all’opzione istituto, che pure è necessaria in alcune situazioni non altrimenti gestibili, la possibilità per i nostri ragazzi di risiedere in strutture abitative autonome, che possano ricreare le condizioni di affetto e di partecipazione attiva già vissute nelle famiglie di origine». Nel solco della recente normativa che prevede stanziamenti e facilitazioni a favore di proposte come quelle della fondazione viterbese, “Oltre Noi” sta collaborando con gli enti locali alla realizzazione di alcuni progetti, uno dei quali è la realizzazione di una piccola struttura residenziale a Monterazzano. «Dovrebbero presto partire i lavori per la riqualificazione di alcuni locali attualmente in disuso, e creare una residenza per sei persone dai 25 ai 35 anni. Con l’assistenza non continuativa di educatori, questi ragazzi potrebbero occuparsi autonomamente di tutte le loro necessità quotidiane, come fare la spesa, cucinare, gestire la routine casalinga. Quello che per tutti noi è la normalità, per loro sarebbe invece un’enorme conquista, e una grande iniezione di fiducia e di speranza per le loro famiglie». Un altro importante progetto è l’ottenimento di due alloggi sui sessanta recentemente ristrutturati dall’Ater nella frazione di Bagnaia, un quarto dei quali devono essere destinati per legge alle categorie protette. «Stiamo ancora aspettando la risposta dal Comune di Viterbo. I nostri progetti finora riguardano piccoli nuclei di persone, ma d’altra parte non servono strutture residenziali poderose. E comunque la loro realizzazione sarebbe un bel segnale di discontinuità con il passato, il segno che finalmente qualcosa sta cambiando». Una bella sfida per tutte le associazioni che compongono “Oltre Noi”. «Spesso sono i genitori dei ragazzi disabili quelli che oppongono le maggiori resistenze a che i figli possano spiccare il volo», conclude Casciani. «Questi ragazzi hanno tutto il diritto di realizzare i loro sogni. Quello di avere una casa, una famiglia. Una vita il più possibile normale, e un domani sereno, proprio come tutti noi».

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