Martino Fani: Orte la vedo con i miei chiaroscuri

martino fani

Orte è una scheggia ellittica, che si staglia come un avamposto della Tuscia nella valle del Tevere. Il sole che sorge la tratteggia con lame innocenti di luce. La stessa luce che ritrovo nello sguardo da ragazzo dell’artista Martino Fani, e nella freschezza del tratto della sua matita. Un giorno Martino ha visto passeggiare per la sua Orte alcuni turisti che ammiravano alcuni scorci dimenticati del paese. Particolari che, nell’abitudine della routine quotidiana, lui non vedeva nemmeno più. “Mi sbagliavo”, spiega Fani.

Il cuore dell’uomo, ancora prima degli occhi dell’artista, ha riscoperto d’un tratto le linee eleganti e soprattutto nascoste dell’antico borgo. “Celate dalle macchine parcheggiate, coperte da strati di intonaco”, aggiunge. Orte è un paese statico, costretto dalla sua stessa forma a non poter spaziare oltre. Si adegua a fatica alle esigenze moderne. “Allora ho scelto di ridargli la giusta dignità. Ho evitato di raffigurare gran parte degli elementi posticci umani, per ottenere la bellezza dell’essenzialità”. Martino ha impugnato la matita, il carboncino e la china, e sono nati i suoi disegni, che ritraggono angoli e scorci del paese della Tuscia. Il suo tratto in bianco e nero , e il declinare in sfumature di grigio, è a volte soffice e a volte deciso. Proprio come i ricordi che suscitano gli angoli ritratti: il vissuto, a volte dolce e a volte amaro, di un borgo che ha visto nascere e crescere generazioni. Scale esterne, piccoli balconi, colonne antiche, persiane socchiuse. Vie e piazze impreziosite da gioielli architettonici.  E sopra a tutto, la quiete. Il silenzio rimasto nascosto dietro ai rumori di una vita troppo moderna e troppo veloce. E commuove ritrovare disegnati, accanto all’asciutta essenzialità delle linee, tocchi femminili, come una piccola edicola con una Madonnina, un lenzuolo steso, vasi di fiori. Fiori di nessun colore, ma proprio per questo, resi variopinti dall’ immaginazione.

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“Ho voluto rendere omaggio alle donne del borgo, alla cura che mettono nell’adornare le nostre contrade, alla loro azione gentile nei confronti del nostro paese. Un paese che vive una settimana da protagonista durante l’Ottava medioevale. A settembre Orte indossa l’abito della festa e si trasforma da spettro nebbioso dell’autostrada a principe dell’Alto Lazio! Peccato che accada solo una volta l’anno”. Una settimana che quest’anno si è dilatata per cause meteorologiche, costringendo gli organizzatori a rimandare al 27 settembre il famoso Palio. Orte ha ancora il suo abito della festa, e sta aspettando visitatori, che rimarranno affascinati dalla poesia dei suoi scorci.

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