Festa della Madonna del Monte, rivissuto l’antico gesto del lavoro

La Festa della Madonna del Monte, detta anche Barabbata è iniziata come ogni anno a Marta il 14 maggio, con il saluto all’alba quest’anno di un sabato che prometteva pioggia, ma il rullo dei tamburi, gli spari dei mortaretti e i cori dei mietitori hanno richiamato alla prima messa tutti i partecipanti al corteo.
Alle 9, al suono delle campane dà il segnale di partenza della sfilata che, attraversando le vie del paese, sale al Santuario per offrire alla Madonna i frutti della terra e del lago. La sfilata inizia con le quattro categorie precedute ognuna dal Palio: i Casenghi a cavallo sono seguiti dai Bifolchi e dai Villani, che recano gli attrezzi del lavoro dei campi e carri più o meno grandi, chiamati “fontane”; infine i Pescatori (ammessi nel corteo nel 1608) che portano barche, reti e lenze con pesci appesi, Segue la banda musicale, i ceri, il clero, le autorità religiose e civili con il popolo che chiude la sfilata cantando inni a Maria. Il Corteo è scosso continuamente dal grido tradizionale: “Evviva Maria, Sia lodato il Santissimo Sacramento, Evviva la Madonna Santissima del Monte, Evviva Gesù e Maria”.
Sui carri vengono trasportate anche le caratteristiche ciambelle che verranno poi distribuite al termine delle Passate a tutti coloro che effettuano i giri rituali. Ai piede della salita che conduce al Santuario, davanti ad un’edicola della “Madonnella”, il Clero sosta e intona, con i presenti, il canto dell’Ave Maris Stella. Arrivati alla chiesa della Madonna del Monte tutti assistono alla Messa cantata, alla fine della quale, Casenghi, Bifolchi, Villani e Pescatori effettuano le tradizionali “Passate” all’interno della chiesa. Inneggiando a Maria, a Gesù e al Santissimo Sacramento, effettuano tre giri preceduti sempre dal tamburo, dai ceri dei Casenghi e dei Villani, dai Sementarelli, che spargono fiori di ginestra, e dai palii. I mietitori dopo il terzo giro, davanti alla chiesa, battono il grano con il curiato, facendo rivivere un antico gesto del loro lavoro. Senz’altro una delle feste più spettacolari nella tradizione della Tuscia.
Foto di Luciano Pasquini
[pp_gallery gallery_id=”49749″ width=”600″ height=”400″]

COMMENTA SU FACEBOOK
CONDIVIDI