Madaudo:la mostra all’ex Mattatoio una sintonia tra opere e visitatore

“Un quadro è una superficie che viene coperta di colore. Per chi lo dipinge può essere una cosa, per chi lo ammira può essere altro. Il quadro lo completa chi lo guarda”. Un concetto che è la carta di identità più eloquente di Beppe Madaudo, artista palermitano, la cui mostra (“Mattatoio 22”) è stata presentata, in anteprima, nella sala dell’ex mattatoio comunale di Viterbo, messa a disposizione dalla Fondazione Carivit. Sarà inaugurata venerdì 24 febbraio e resterà aperta sino al 12 marzo. Ma definire quella di Madaudo semplicemente una rassegna di pittura sarebbe, anzi è, una bestemmia nei confronti dell’arte. Perché Madaudo rappresenta qualcosa di unico nel panorama internazionale e non soltanto perché i semplici colori vengono mischiati mirabilmente al legno, al cotone, alla canapa, ma perché le figure stesse che sono rappresentate hanno riferimenti più disparati: cultura araba e mondo animale, tra sogno e realtà. Il tutto immerso in cromatismi forti, mai però fini a se stessi. Da qui l’invito a una lettura personale dell’opera. Nel caso specifico i lavori di Madaudo sono stati quasi tutti ispirati, comunque coniugati con la location: l’ex mattatoio della valle di Faul. Venerdì, giorno dell’inaugurazione, un toro dipinto e già smembrato, verrà “distribuito” ai visitatori. E verrà offerta loro la possibilità di essere fotografati sopra un divano, realizzato dall’artista e divenire quindi parte integrante dell’opera. “Una performance – ha spiegato il pittore – che vuole richiamarsi al motto biblico del “prendetene e mangiatene tutti”, nella convinzione che il contenuto vitale del cibo – e dell’arte – possa e debba essere condiviso dal più largo pubblico possibile”.
A presenziare alla presentazione della rassegna il sindaco Leonardo Michelini, il presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti, il commissario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia. Non soltanto parole di circostanza. “Questa mostra – ha puntualizzato il primo cittadino – è la testimonianza concreta dei germogli di risveglio che stanno fiorendo in città, le radici sono fondamentali se servono a dar vita a nuove piante”. Per il commissario Pelliccia “la mostra è anche un esperimento per allargare all’arte gli orizzonti delle Biblioteche”. E la Fondazione Carivit è disponibile a supportare l’operazione. “Questa iniziativa, realizzata insieme – ha sottolineato il presidente Brutti – è un segnale di preziosa sinergia che ci incoraggia ad andare avanti”.

COMMENTA SU FACEBOOK
CONDIVIDI