LOVING VINCENT, la nuova frontiera della Grande Arte al cinema

“Loving Vincent” di Dorota Kobiela e Hugh Welchman. Uscito in 283 sale italiane, dal 16 al 18 ottobre, ha totalizzato 130.000 spettatori, incassando pure lui un milione e duecentomila euro (pari a metà degli incassi totali, annuncia il distributore, dei tre giorni infrasettimanali). Chi l’avesse perso e fosse interessato può segnarsi la data del 20 novembre, quando il film verrà riproposto al cinema Lux a Viterbo.
Van Gogh si conferma un gran richiamo, basta mostrare di striscio un girasole e l’attenzione del pubblico si accende. Quel dipinto è il meno sfruttato nel film, ma gli altri ci sono tutti. Ri-dipinti – e poi animati – da 125 pittori a olio, reclutati in tutto il mondo con un video da duecento milioni di visualizzazioni che illustrava il progetto: ci sarà pure Instagram, ma i pittori della domenica sempre si danno da fare (poi con Kickstarter sono arrivati 2 milioni di euro, il budget era di 5,5). Ri-dipinti, perché per esigenze di copione – c’era una storia da raccontare – ad alcuni hanno cambiato il giorno con la notte, il sole con la pioggia, i formati sono stati modificati per adattarsi allo schermo, sono stati aggiunti i dettagli e allargati gli scorci. I personaggi escono dai quadri e se ne vanno in giro.

Tutto nello stile di Van Gogh, garantiscono i registi. L’esatta rassicurazione culturale con cui vengono venduti i classici condensati che ogni tanto l’editoria propone: non è un riassunto, perché non si cambiano le parole dell’autore; si tolgono solo le parti inutili. E poi abbiamo lo scoop, tratto da una biografia uscita nel 2011: la ferita d’arma da fuoco non se l’è procurata da solo, il film mette sotto accusa un sedicenne di passaggio. Fa da pretesto per la trama una lettera che il figlio del postino deve consegnare a Theo, il fratello con cui Vincent ebbe una ricca corrispondenza, firmandosi appunto “Loving Vincent”. Un centinaio di quadri vengono sfacciatamente usati come tarocchi da interpretare. Per il risultato, non esiste altra parola che kitsch. Dopo dieci minuti, invochiamo dipinti che stiano fermi, con la prospettiva scelta dal pittore che per trovarla si è dannato.Scritto e diretto da Dorota Kobiela & Hugh Welchman, Loving Vincent è infatti il primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Realizzato elaborando i quadri dipinti del pittore, il film – che sarà nelle sale per 1 GIORNO IL 20 NOVEMBRE– è composto da migliaia di immagini create nello stile di Vincent van Gogh realizzate da un team di 125 artisti che hanno lavorato anni per arrivare a un risultato originale e di enorme impatto. Un lungometraggio poetico e seducente che mescola arte, tecnologia e pittura e si è aggiudicato il Premio del Pubblico all’ultimo Festival d’Annecy.
Del resto la forma d’arte di questo film è differente dalla pittura. Se la pittura fissa uno specifico momento della realtà, il film appare fluido, sembra muoversi tra lo spazio e il tempo. Per questo il Painting Design Team ha impiegato un anno per re-immaginare i quadri di van Gogh come se fossero un film. In Loving Vicent 94 quadri di van Gogh sono riprodotti in una forma simile a quella originale e più di 31 dipinti sono rappresentati parzialmente.
Un viaggio attraverso strazianti rivelazioni per capire e apprezzare l’appassionante vita e la straordinaria opera di Vincent van Gogh.

Lunedì 20 Novembre
Cinema Lux di Viterbo: 17.00 – 19.00 – 21.00
Cinema Etrusco di Tarquinia: 16.30 – 18.20 – 20.10 22.05

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