Location per matrimoni, il grande ritorno della semplicità

Paola Maruzzi

Questa volta vi faccio viaggiare. Destinazione: location da effetto “wow”, di quelle che lasciano a bocca aperta gli invitati e che, come spesso accade, sono nascoste dietro l’angolo di casa senza saperlo. Non me ne vogliamo i ristoranti super accessoriati con le loro sale ricevimento studiate ad hoc ma qui non si parla di loro. Questa volta andiamo a caccia di strutture fuori dal tempo, nate con destinazioni d’uso che nulla avevano a che fare con la celebrazione dei matrimoni. Hanno pietre secolari, nelle loro stanze hanno trovato ospitalità frati, pellegrini e persino sfollati della Prima Guerra Mondiale. Oggi hanno cambiato pelle ma senza perdere quel fascino autentico tanto caro agli sposi.

A farci strada è Daniela Arcangeli, responsabile wedding di Enoteca La Torre Catering, un’icona nel food style (Vouge America ha definito i loro buffer memorabili) che ha sede a Roma e a Viterbo. “La Tuscia ha una grandissimo potenziale in fatto di location, peccato sia debole nella promozione. Ha tutte le carte in regola per fare l’exploit anche nel turismo matrimoniale straniero – spiega. Oggi sono soprattutto i francesi e i tedeschi a scegliere l’Alto Lazio per sposarsi ma c’è ancora tanto da fare. Di bellezze ne abbiamo da vendere”. E allora partiamo.

 

Abazia di San Giusto – Tuscania

La prima tappa è a quattro chilometri da Tuscania: immerso nella valle del fiume Marta, circondato da campi di lavanda e ulivi, troviamo l’Abbazia di San Giusto risalente al 1146. Dopo secoli di abbandono è stata riportata agli antichi splendori e trasformata in un posto polifunzionale con all’interno un’azienda agricola biologica. A credere nel progetto è stato Mauro Ceccoli, ingegnere bolognese e campione olimpico, che comprò l’abbazia da un pastore. L’architettura è quella originale, con l’antica chiesa, lo scriptorium, il giardino segreto, il dormitorio dei monaci, la torre e la terrazza panoramica. Al suo interno le camere e i mini appartamenti si prestano agli ospiti che vengono da fuori. Ideale per chi sogna un evento sospeso tra silenzi e natura.

 

Convento San Francesco – Gallese

Il primo acchito è già da favola perché per arrivarci si costeggia il borgo in tufo di Gallese. Poco dopo, incastonato in dieci ettari di bosco d’alto fusto, si scopre il Convento San Francesco. La chiesa interna, dove è possibile celebrare il rito religioso, e l’antico chiostro sono i punti di forza di questa struttura datata 1550 e oggi trasformata in dimora storica per ospitare eventi e cerimonie. Al piano superiore il capitolo, la biblioteca, il dormitorio e lo scriptorium sono state trasformate in ampie sale in grado di accogliere fino a 300 invitati, mentre la vecchia foresteria è un’accogliente suite riservata alla preparazione delle spose. Consigliato a chi cerca l’elegante semplicità.

 

Residenza Antica Flaminia – Civita Castellana

L’ex Castello di Gargarasi si erge sul ciglio del dirupo che domina la vallata del fiumo Treia, poco lontano dalla confluenza con il Tevere, nel territorio di Civita Castellana. Ristrutturato nel 2016, è una new entry di richiamo nel panorama wedding. La Residenza è immersa in un parco secolare all’interno del quale troviamo una cava di tufo di epoca romana. Fiore all’occhiello sono le tre residenze, tutte curatissime nei dettegli: la Villa Padronale, la Dimora del Giardiniere e la Casa del Guardiano. Perfetto per gli amanti dello charme dal cuore verde.

 

Abbazia di Sant’Andrea in Flumine – Ponzano Romano

A chiudere il cerchio è una proposta che sconfina nella provincia romana ma che per la sua bellezza densa di storia fa gola anche agli sposini della Tuscia. I primi a vivere nell’Abbazia di Sant’Andrea in Flumine furono, con certezza, i monaci benedettini nell’VIII secolo ma da alcuni ritrovamenti pare che la struttura fosse già nota in epoca romana. Oltre al giardino e alle ampie sale affrescate con più di 200 posti, la vera chicca del complesso è la chiesa in stile romanico con i suoi stupendi mosaici cosmateschi e dove oggi è possibile celebrare il rito religioso.

 

Quattro location figlie del passato, dunque, ma che sono “solo la punta dell’iceberg delle meraviglie offerte dal territorio – continua Daniela Arcangeli -. In comune hanno tutta una certa linearità architettonica e questo le rende interpretabili. Oggi il trend rifugge dal barocchismo, chi si sposa cerca spazi autentici e neutrali che si prestano a essere vestiti a propria immagine”.

Sul set up vedremo ancora per molto spadroneggiare il country chic: le balle di fieno, gli ulivi e i fiori di campo a far da scenografia; gli oggetti semplici come le vecchie porcellane in bella vista; i materiali naturali (il legno, la canapa, lo yuta) e di recupero riutilizzati in modo creativo e, soprattutto, un cibo genuino e di stagione da fruire in modo più disinvolto. “Attenzione però a non banalizzare l’allestimento, l’elemento campagnolo va stemperato con la giusta eleganza, in ogni dettaglio – precisa l’esperta –. La casualità del country chic è solo apparente, in realtà anche dietro un tagliere di formaggi c’è una precisa regia”.

Una delle tante derive del country chic è la ribalta dei vecchi casali o persino ruderi di campagna. Festeggiare il matrimonio in “terra” propria è l’ultimo grande filone, favorito dall’alta qualità dei servizi di catering e del banqueting. Ma se pensate di risparmiare vi sbagliate. “Predisporre e rendere funzionale per un grande evento una location privata può essere più dispendioso che affidarsi a strutture apposite”.

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