LO SCAFFALE/Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia

Un autore ormai divenuto da tempo di culto. Murakami Haruki sembra proprio danzare con le parole e accompagna il lettore dall’inizio alla fine in un viaggio onirico denso e pieno di suggestioni. Il suo però non è “realismo magico”, ma un concretissimo linguaggio della realtà, seppur se le situazioni e i personaggi sembrano prendere talvolta un’altra strada.

In Kafka sulla spiaggia ‒ titolo tra l’altro davvero indovinato ‒ i protagonisti principali sono due: un anziano di nome Nakata che dopo uno strano incidente diventa improvvisamente “stupido”; o meglio è lui a definirsi tale, e la gente si limita a osservare senza dargli troppo peso le sue stranezze, prima tra tutte quella relativa alla sua presunta capacità di parlare con i gatti. Col tempo, alieno dal contesto umano, Nakata ha fatto di questa sua “qualità” un vero lavoro, aiutando le famiglie a ritrovare i gatti scomparsi.

Kafka, invece, è un quindicenne, che scappa di casa desideroso di fare esperienze di vita realmente significative. Ma nei primi tempi si limita ad andare alla biblioteca locale e a divorare un libro dietro l’altro o a rinchiudersi in una palestra ad allenare un po’ anche il fisico.

Per il primo personaggio la vita è un’incognita di cui non c’è poi tanto da preoccuparsi, per il secondo una scoperta continua, per cui c’è da meravigliarsi o preoccuparsi per ogni incontro o fugace accidente.

Fin qui la storia a grandi linee. Perché poi l’autore ne costruisce molte ancora, in un gioco di rimandi e di deviazioni, con un gusto specifico per le atmosfere surreali e il registro comico. Leggendo Murakami ‒ ed è uno dei suoi tratti più riusciti ‒ non si può rimanere indifferenti al fascino dei suoi dialoghi sui grandi temi, le pulsioni umane, il senso della vita e della morte, il viaggio, la crescita spirituale, i drammi e le gioie di alcuni istanti.

«Va bene lo stesso. Quello che voglio dire è che quando viviamo, fra le cose che ci capitano a tiro, non importa quali siano, si formano dei collegamenti, e quindi nascono dei significati, nel modo più naturale. L’importante è proprio questo, che si formino naturalmente. Non c’entra l’essere intelligenti o stupidi. Conta solo se uno vede o non vede le cose con i propri occhi».

«Lei è molto intelligente, signor Hagita».

Hagita scoppiò in una grossa risata.

Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, Einaudi, 2009, 15 euro

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