LO SCAFFALE/Il posto

il posto

Quando si legge un romanzo si cercano spesso emozioni, profonde e semplici. Annie Ernaux, scrittrice francese contemporanea, riesce a trasmetterle dall’inizio alla fine del suo breve romanzo Il posto. La storia, narrata in prima persona, racconta di una donna divenuta insegnante di lettere, che scopre poco dopo la scomparsa del padre. La preparazione dei funerali, il rituale dei parenti e degli amici venuti a consolare la famiglia sono fatti sociali che tengono impegnati per qualche giorno. Ma poi c’è qualcos’altro da ricordare e da rivivere. E così la protagonista riflette sul rapporto avuto con il genitore, sulla distanza incolmabile che si era venuta a creare negli ultimi anni, una “distanza di classe” come riconosce da subito. E di parole. Sì, perché il linguaggio del padre era spartano, umile, fatto di poche espressioni, tanto da suonare falso quando in presenza delle amiche della figlia provava ad essere più affettato e ordinato.

La figura del padre descritta nel romanzo è quella di un uomo che ha vissuto per tutta la sua vita di lavoro: prima come contadino, poi come operaio, infine come gestore di un piccolo bar-drogheria. Cambiamenti che non hanno però mai portato un reale benessere economico o scalfito le idee antiche di un uomo, votato al sacrificio ed estraneo ai piaceri della vita. Un uomo in grado di sorridere poche volte, ma non a digiuno di slanci di generosità e di insegnamenti di vita. Un uomo incapace di conversare con modi gentili e ironici come è consuetudine nelle famiglie borghesi dove si è potuto studiare.

Tutto questo scarto tra il mondo borghese in cui è entrata la protagonista, grazie anche al suo matrimonio, e il mondo umile del padre, si interseca naturalmente ai ricordi più intimi del rapporto tra padre e figlia, in una lunga catena di eventi reinterpretati alla luce della consapevolezza del presente.

Il posto alla fine della lettura vi sembrerà un modo degnissimo e splendido di abbracciare ancora una volta una persona cara che non c’è più.

Non potevo fare affidamento sulle reminiscenze, nel cigolio del campanello di un vecchio negozio, nell’odore del melone troppo maturo, ritrovo solo me stessa, e le mie estati in vacanza, a Y*. Il colore del cielo e i riflessi dei pioppi nelle acque dellOise non avevano niente da insegnarmi. È nel modo in cui le persone si siedono e si annoiano nelle sale d’attesa, si rivolgono ai figli, salutano sui binari della stazione che ho cercato la figura di mio padre. La realtà dimenticata della sua condizione l’ho ritrovata in personaggi anonimi incontrati qua e là, portatori a loro insaputa dei segni della forza o dell’umiliazione.

Annie Ernaux, Il posto, L’orma, 2014, 10 euro

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