LO SCAFFALE/Furore di Johon Steinbeck: allora come oggi

Ho incontrato Johon Steinbeck, a Ventotène un’isola del Mar Tirreno, situata al largo della costa al confine tra Lazio e Campania. Stavo documentandomi sull’isola quando ho scoperto che un capitolo del suo libro “C’era una volta una guerra” è dedicato alla conquista rocambolesca dell’isola, da parte della marina Americana, nella seconda Guerra Mondiale. Tutto ciò per aprire un breve commento sul romanzo più conosciuto dell’autore “Furore”.

Narra la storia di una famiglia di mezzadri che con l’avvento del trattore si ritrovano da un giorno all’altro cacciati dalla terra dove sono nati e vissuti. Inizia cosi per la Famiglia Joad un’odissea che attraverso la Route 66 a bordo di un vecchio camion Ford, insieme a migliaia di disperati diretti a ovest, verso la terra promessa – sono gli anni della grande depressione (1929 – 1933) – La California si rivela ben presto una trappola, senza lavoro, fame, e condizioni di vita impossibili. La magistrale descrizione delle situazioni, dei personaggi, delle cose, fa di Steinbeck un autore unico, insignito nel 1962 del premio Nobel per la Letteratura.

Un romanzo di viaggio, il ritratto della storia di una nazione e dell’uomo contro l’ingiustizia. Leggere Furore ci fa comprendere come le situazioni descritte, purtroppo siano ancora rimaste inalterate. Gli odierni flussi migratori e le dinamiche che le generano, hanno la stessa matrice che mosse la famiglia Joad. La ricerca ossessiva del massimo profitto, in un’economica globalizzata, toglie dignità a milioni di uomini, che come allora chiedono soltanto un tozzo di pane e un lavoro.

Il lettore di Furore si trova proiettato in un’epoca non troppo lontana, che ha tanti punti in comune con la nostra e ciò fa di questo capolavoro della letteratura statunitense un’opera di un’attualità sconcertante.

Johon Steinbeck FURORE Bompiani 

 

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