LO SCAFFALE/ Il profeta della morte

il profeta della morte

Vincent Kliesch, Il profeta della morte, Booksalad, 2013, 15 euro

Cominceremo per una volta col dire ciò che non va di questo libro, un thriller firmato da un giovane autore tedesco. Non è la trama, né i suoi personaggi, né tantomeno lo stile o il linguaggio utilizzato. La traduzione dal tedesco è anche buona. Leggendolo però si inciampa in una serie di errori frutto di una revisione superficiale del testo. Dispiace dirlo – a maggior ragione per il sottoscritto quando si tratta di una piccola casa editrice –, ma lasciare così tanti refusi (e molto altro) in un libro è una mancanza di rispetto per il lettore e per l’oggetto libro. Se nei giornali online e cartacei troviamo quotidianamente errori di ogni tipo generati dal flusso di informazione veloce e dalla scomparsa di figure preposte solo alla correzione dei testi (i giornalisti confezionano un prodotto finito), nei libri le cose “dovrebbero” andare diversamente. La qualità d’altronde si paga, e quando si desidera ad ogni costo risparmiare, saltando a piè pari o svolgendo superficialmente un lavoro di revisione e correzione bozze, i risultati sono disastrosi e imbarazzanti. Vale per questa pubblicazione e per molte altre in commercio… basta ricordarsi che i lettori non sono stupidi.

E allora perché recensirlo visto questo limite notevole imputabile alla casa editrice? Un po’ a mo’ d’esempio della cattiva gestione di un prodotto editoriale, e un po’ perché il libro (il testo) di per sé vale.

La storia mette al centro la sfida a distanza tra il commissario capo di Berlino, Julius Kern, e il suo terribile nemico Tassilo, un folle travestito da gentiluomo che ama torturare le sue vittime in modo crudele e ogni volta diverso. Ma questa volta a volerli mettere di nuovo contro interviene un altro personaggio, il profeta della morte, che fa recapitare al poliziotto un biglietto in cui è scritta una profezia: “Fra tre giorni avrai ucciso Tassilo o potrai dire addio alla tua famiglia”. Ambientato tra Londra e Berlino, il romanzo alterna descrizioni di rituali macabri a dialoghi serrati con un lieve humour controllato. Un thriller sicuramente efficace, visto che suscita di continuo curiosità e sorpresa. Se non fosse di cadere frequentemente in una parola per un’altra…

Nostradamus aveva acceso una candela. Solo una piccola candela sottile che, nel buio della stanza, emanava a malapena poca più luce del fiammifero utilizzato per accenderla.

“I tuoi giochetti stanno per finire”.

Nostradamus avrebbe preferito scrivere con penna e inchiostro ma era un rischio che non poteva correre. Per quanto uno provi a contraffare la propria calligrafia, un bravo grafologo riuscirà sempre a risalire al suo autore.

“Mi devo controllare. Maledizione! Controllati!”.

La macchina da scrivere era certo più sicura. Apparteneva al nonno di Nostradamus ed erano decenni che nessuno la toccava.

In quel breve messaggio voleva esprimere così tante cose. Un rimprovero così complesso, così imponente, sebbene fosse legato all’unica chance di purificazione.

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