LO SCAFFALE/ Cronaca di un suicidio

Cronaca di un suicidio

“Perdòno tutti e a tutti chiedo perdòno. Non fate troppi pettegolezzi”. È la nota frase che lasciò Cesare Pavese prima di porre fine alla sua vita. Ed è la stessa che l’ispettore Ferraro (già protagonista di altri romanzi di Biondillo) ritrova accanto al corpo di un uomo mentre è ad Ostia, durante una giornata che avrebbe desiderato passare con sua figlia Giulia. Il caso sembra chiuso per l’ispettore, lui è di Milano, se ne devono occupare i colleghi di Roma, se non fosse che l’ex moglie della persona deceduta abita proprio nella città lombarda. Ed allora ecco l’ingrato compito di comunicare la notizia, uno degli aspetti più “difficili” del mestiere del poliziotto. Ma non c’è solo questo. Suo malgrado dovrà scavare a fondo nella vita di quell’uomo, nelle sue relazioni, nel suo passato costellato di problemi economici e frustrazioni professionali. Conduceva un’attività da “creativo” Giovanni Tolusso – uno sceneggiatore –, ma il suo lavoro sembrava non meritare un compenso di “sopravvivenza”.

Nonostante la storia dura e amara, ed attualissima in tempi di crisi, Gianni Biondillo sembra avere il dono della leggerezza come raccomandava Calvino, e ricorrendo ad espedienti narrativi efficaci – la narrazione a più voci, con l’alternarsi dei capitoli –, rende il suo giallo interessante e pieno di colpi di scena. La vita e la tragica fine di un uomo comune diventano materia di riflessione sulle contraddizioni del mercato del lavoro e sulla disonestà connaturata di alcune persone, che come in una giungla finiscono per vestire i panni del cacciatore e “sbranano” le prede più deboli.

È dare. E avere. Dare e avere. È un buco, una falla che inabissa la barca. Ma è anche il fasciame nuovo, la toppa, chiodi e martello, lavoro. Rispetto del lavoro. Tutti chiedono, ovunque, dappertutto, pretendono, arrogano. Nessuno dà. Devo smetterla di pensare ai debiti, devo concentrarmi sui crediti. Sui guadagni. La casa in Friuli, non ci vado mai, quattro soldi li tiro su. I valori affettivi… ridicolo, tutte cazzate… vanno bene per chi ha il culo al caldo. Mi sono piagato le mani a portare pietre, a che serve ricordarlo? Quella volta che stavo cadendo dal tetto, mentre posavamo le tegole. Dovrei farmi la barba, tagliarmi i capelli, faccio schifo. Dare, avere.

Gianni Biondillo, Cronaca di un suicidio, Guanda, 2011, 14.50 euro

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