Lietta Granato: mi piace interpretare l’interiorità delle persone

Donatella Agostini

«Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate. È una frase della fotografa Diane Arbus, ma è come se l’avessi detta io. Fotografare oggi non è più tanto immortalare un tramonto esotico o un paesaggio mozzafiato… la sfida è riuscire a vedere cose che sfuggono a un occhio distratto e cogliere uno scatto straordinario nella vita di tutti i giorni». Lietta Granato ha lo sguardo chiaro come i cristalli dei suoi obiettivi e un modo di parlare franco e diretto. Dalle immagini che realizza traspare l’indiscussa professionalità, filtrata dalla lente della sua sensibilità personale tutta femminile. «Per questo amo la street photography, la foto di strada, che è cogliere aspetti reali e spontanei nel quotidiano. E il ritratto: mi piace interpretare l’interiorità delle persone. Creare un rapporto di fiducia con il soggetto, che accetta di mettere a nudo la propria anima davanti all’obiettivo». Lietta Granato è oggi fotografa e docente di fotografia presso il centro USAC dell’Università della Tuscia e all’università statunitense Lorenzo de’ Medici di Tuscania. Le sue immagini sono state pubblicate su prestigiose riviste britanniche e su testate italiane nazionali. Tra le sue mostre più recenti, quelle dedicate ai suoi reportage di viaggio e la mostra “Nome Omen”, in cui Lietta si è divertita a ritrarre personaggi noti viterbesi traendo spunto dai loro cognomi. Ha creato e gestisce inoltre l’Associazione culturale viterbese “CLICK!”, dove si svolgono corsi di fotografia e non solo: corsi di lingua, tra cui giapponese ed arabo; corsi di pittura e di scultura, teatro e yoga; corsi di programmazione di computer per bambini e per imparare a gestire i social network. Un presente ricco di soddisfazioni professionali e personali che parte da lontano. Lietta Granato nasce a Milano da genitori meridionali: un mix di passionalità verace e di determinazione nell’inseguire i propri traguardi. «La mia storia professionale comincia quando a ventitré anni decisi di trasferirmi a Londra», inizia a raccontare. «Allora era veramente un’avventura. Non c’erano i voli low cost, non c’erano i social, non c’era Skype. Significava davvero tagliare un po’ i ponti con il rassicurante mondo di casa propria. A Londra mi iscrissi alla University of Westminster, inseguendo il sogno di diventare regista cinematografica. Il caso volle che frequentassi un corso collaterale di fotografia. Mi sono innamorata». Dopo la laurea con il massimo dei voti in Fotografia ed Arte Moderna, Lietta frequentò il Master in Fine Arts della prestigiosa Saint Martins School. A Londra sarebbe rimasta quindici anni, aprendo anche un proprio studio fotografico e partecipando a varie mostre. Da Londra ritornò a Milano e successivamente si trasferì a Viterbo, «per amore», aggiunge sorridendo. «Dopo le precedenti esperienze in quelle metropoli, ho subito apprezzato la dimensione umana di questa città. A Viterbo avevo voglia di creare qualcosa di diverso e a misura mia, e sentivo che c’erano le condizioni per realizzarlo». Inizialmente collaboratrice dell’associazione culturale E.U.R.E.C.A., decide poi di dare vita a una propria creatura.  «È nata così l’associazione “CLICK!”, dall’idea di creare un centro attrattivo culturale, un luogo di incontro per ragazzi e adulti. Per imparare, crescere e conoscersi. Per creare cultura e valore. Anche noi stiamo crescendo pian piano e presto si aggiungeranno altre tipologie di corsi». La sede dell’associazione dispone di una sala posa e di aule didattiche. Gli spazi vengono messi a disposizione dei soci per esperienze individuali e di gruppo. Nei corsi di fotografia che tiene annualmente, Lietta insegna teoria e pratica, ma soprattutto il concetto, l’idea che è alla base di ogni scatto: la trasmissione di un messaggio. «La fotografia è un mezzo di comunicazione molto potente. Uno scatto ben riuscito è quello che non ha necessità di essere spiegato. E poi credo che ci sia la necessità di tornare a dare valore alle immagini. Grazie agli smartphone, oggi è cambiato il modo di “consumare” la fotografia. Si scattano tante, troppe foto: la loro durata è effimera,  il loro valore è sminuito. Altra cosa di quando, fino a non molto tempo fa, si aveva a disposizione solo un numero limitato di fotogrammi per pellicola, e ogni scatto era pensato, meditato». L’introduzione degli smartphone in grado di realizzare fotografie ha portato anche altri svantaggi. «Le foto si fanno con la pancia. Meglio, con il cuore. Serve empatia, umanità, per cogliere un momento da immortalare, per decidere cosa fotografare e cosa no. Oggi però troppo spesso la macchina fotografica o lo smartphone si sono trasformati in barriere, per mettere distanza tra noi che scattiamo e quello che accade. Così si preferisce immortalare un evento, piuttosto che buttarsi a prestare soccorso a qualcuno in difficoltà. Per una manciata di like in più sui social! Abbiamo perso l’empatia”. E abbiamo perso la cara, vecchia consuetudine di riempire gli album di famiglia. «Sì, anche questo è un problema della fotografia con gli smartphone. Certo il telefonino è una presenza rassicurante e noi in un certo senso “ci fidiamo” di lui. Ma le foto scattate con lo smartphone si cancellano facilmente, si perdono quando cambiamo apparecchio. Fra qualche anno rischiamo di non avere più alcuna documentazione fotografica dei nostri ricordi». Che la fotografia sia un universo dai molteplici aspetti, a volte inaspettati, lo dimostra la sua applicazione nella terapia psicologica, la fototerapia, che Lietta ha insegnato in Italia e all’estero. «Si usa la fotografia per esternare delle problematiche rappresentandole e rivivendole davanti alla macchina fotografica», spiega. «Una volta stampata la fotografia, abbiamo letteralmente fra le nostre mani le nostre paure e i nostri problemi, e possiamo farne ciò che vogliamo». Lietta oggi riversa tutta la sua esperienza nella formazione dei suoi allievi. Il suo orgoglio più grande è riuscire a valorizzare il loro talento e vederli incamminare da soli nell’universo affascinante delle immagini. «A essere sincera non saprei dirvi con certezza se sono una brava insegnante oppure no. Una cosa però la so di sicuro: alcuni miei allievi sono bravissimi».

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