Le otto montagne di Cognetti: la fragilità dentro un mondo di pietra e ghiaccio

Le otto montagne di Paolo Cognetti è il vincitore del premio Strega 2017(editore Supercoralli €18.50).Il romanzo ha riscosso un notevole interesse anche alla fiera di Francoforte ed è in via di traduzione in 30 paesi. La montagna, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l’anima per sempre, lascia l’impronta in chi vi è nato e in chi l’ha amata. Diventa una categoria dello spirito e, anche quando la si lascia in cerca di un altrove più conveniente, non ci si può staccare mai veramente da essa. Basta un suono, un profumo che si è risucchiati da lei, lontano dalla assordante città. È questo che capita ai personaggi di questo romanzo che non riescono a farne a meno, e vanno e ritornano, senza mai lasciarla veramente.

Il Libro
Andare in montagna per i genitori di Pietro significa cercare di ritrovare nei sentieri un’indicazione per rafforzare la loro vita insieme; per il figlio l’inizio di un’esperienza di vita che lo farà diventare più consapevole. La storia raccontata da Cognetti è fatta di silenzi ed ha uno «stile trasparente e comunicativo, ma non scialbo, musicale senza cercare l’effetto, preciso e privo di similitudini involontariamente grottesche. Le sue sono scelte con cura, mirando a una semplicità che non è un punto di partenza ma di arrivo […] usa un bellissimo italiano» (Paolo Di Paolo, «La Stampa» del 12/11/2016). La paternità, l’amicizia e gli affetti coniugali si fondano e rifondano sotto il monte Rosa; il percorso che Pietro compie con il suo amico Bruno e con suo padre serve a scoprire le reciproche fragilità nel pudore che sempre regola i rapporti fra maschi.

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