L’arte dei profumi nel mondo antico.L’archeologa e le antiche ricette di maestri profumieri

Paola Di Silvio, archeologa e guida turistica, ha animato sabato 8 aprile il salotto di UNI Cosmesi affrontando un tema alquanto avvincente: l’arte dei profumi nel mondo antico.

Muovendo da un centro di archeologia sperimentale del viterbese, Antiquitates, la giovane archeologa ha spiegato come è stato possibile ipotizzare e ricostruire antiche ricette di maestri profumieri dell’antichità. La chiave di volta di questo affascinate e recente settore di studi – denominato, non a caso, “Archeologia dell’Evanescente” – è stata fornita agli inizi degli anni 2000 da uno scavo effettuato nell’isola di Cipro. Dal ritrovamento è emersa una zona industriale sostanzialmente intatta, poiché interamente sepolta da una scossa tellurica, risalente al 1850 A.C. circa, con tutto il necessario – contenitori, alambicchi, fornelli, imbuti – per poter produrre profumi a base di olio d’oliva e spezie. La ricetta è piuttosto semplice: dopo aver preparato una miscela di acqua e olio si uniscono le spezie precedentemente triturate con dei pestelli, questo composto deve successivamente subire una lunga macerazione a bassa temperatura, 50° o 60°, una volta evaporata l’acqua, rimane l’olio profumato da cospargere sul corpo.

L’incontro con Paola Di Silvio si è poi trasformato in una autentica conferenza olfattiva, poiché il numeroso e attento pubblico presente in via Macel Gattesco ha potuto sperimentare le varie fragranze contenute in ampolline di vetro: l’Irino, ottenuto dal rizoma dell’iris fatto essiccare e macerare per ben cinque anni, il Rodino, a base di rosa, tipico profumo maschile e infine il Nardino, a base di olio di Nardo proveniente dal nord dell’India, olio con cui Maria Maddalena unse i piedi a Cristo. L’Etruria, ha concluso la giovane studiosa, è stata letteralmente invasa dai profumi e gli Etruschi ne furono grandi estimatori. Numerosi sono i ritrovamenti di Alabastra, contenitori filiformi di alabastro, materiale scelto per la sua proprietà di non lasciare penetrare né caldo né luce e dunque idoneo alla conservazione del prezioso olio. Chi può dirci se gli Etruschi, oltre a utilizzare oli profumati, furono anche in grado di produrli? Probabilmente sì, dato che essi furono un po’ i “Cinesi” del mondo antico – sostiene Paola Di Silvio – abili nel copiare e riprodurre vendendo a minor prezzo. Ma questo è solo un altro dei numerosi misteri che avvolgono questa enigmatica e, in parte, ancora inesplorata civiltà.

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