La Tuscia è “Tutto il buono che c’è”. FondAzione prova a darle voce

L’isola che c’è, tanti gli interventi che si sono succeduti nella mattinata di domenica scorsa all’Hotel Salus di Viterbo.
Francesco Oddo, presidente di FondAzione per la Tuscia, ha aperto la seconda edizione di un evento che attraverso una risposta resa da una presenza massiccia ha inteso dimostrare che c’è bisogno nella nostra città, nel nostro territorio di quel confronto o contributo che non c’è più, la gente delegata della società civile si è riunita per cercare soluzioni da estendere a chi ci governa. In sintesi: il cittadino e FondAzione portavoce di idee.
“La Tuscia – secondo Oddo – è Tutto il buono che c’è, ma è anche un territorio che paga la vicinanza con la capitale, che se per alcuni versi è un fatto positivo, per altri è un allontanamento sulle peculiarità come trasporti, cultura”.
Tanti gli invitati e tanti i tavoli con le varie tematiche. Presenti gli amministratori Michelini, Mazzola, Delli Iaconi, Fabio Bartolacci e tanti sindaci della Tuscia. Eccellenti moderatori: Roberto Pomi e Simone Carletti.
Gli interventi, sviluppati nel concetto dell’ideare insieme, hanno visto sul palco Mario Brutti, presidente della Fondazione, che ha ribadito che la cultura assorbe quasi il 60% delle risorse e che le assegnazioni avvengono attraverso valutazioni ponderate. “Riscontriamo a oggi una coerenza tra il finanziamento e la risposta”. E’ stata poi la volta della principessa Giada Ruspoli, che ha confermato la coesione di Vignanello nella valorizzazione di quel territorio, ma ha anche rmarcato che manca un marketing operativo nella comunicazione. Poi Sergio Mottura, il king del Grechetto, che ha illustrato il suo inizio con la proprietà ereditata, che gli ha fatto scoprire il vino come eccellenza da proiettare nel mondo. Un mondo che comincia a essere affollato, quello asiatico scalpita per farsi spazio nel settore, bisogna saper affrontare e dominare. Poi l’uso della rete come spunto pratico per ideare insieme, che può essere tradotto anche in buone pratiche. Lo ha affermato Mauro Rotelli, ideatore di Medioera. Sul tavolo di lavoro le due domande importanti, il buono della Tuscia e le criticità del territorio. L’Osservatorio ha ribadito la notevole vivacità di un territorio che sta crescendo. La criticità è essere assorbiti molto da Roma e non riuscire a tessere una rete tra i vari attori. Nel parterre la presenza di donne attive nei loro settori come Cinzia Scotolati, Antonella Mechelli, Lorella Maneschi, capo delegazione del Fai, a sancire l’impegno delle quote rosa nella società e nella famiglia. Poi è stata la volta di Gian Maria Cervo, direttore artistico di Quartieri dell’Arte, che ha ribadito che la tanto decantata Consulta della Cultura deve essere proposta dall’amministrazione, che deve tessere quegli ombrelli organizzativi e di comunicazione che abbracciano tutte le realtà culturali di Viterbo, mettendole soprattutto in pace tra di loro. E tanti altri che rappresentano nei loro comparti la Tuscia con progetti e tanto impegno. Al consigliere Gian Maria Santucci il merito di continuare a provarci con “ L’Isola che non c’è 2016”. Un momento di confronto e d’incontro da cui sono emerse idee, problematiche e tanta partecipazione che ha alimentato una speranza: dare vita a Viterbo, alla Tuscia, partendo dalla condivisione.
Intanto la prima notizia è che il 29 ottobre Egidio17 ha programmato un importante convegno, a cui sarà presente Il cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia della Santa Sede, per la giornata di studio su Reginald Pole (1500-1558), che si terrà nella sala Gualtieri del Palazzo dei Papi nell’ambito del progetto Egidio 17, per ricordare e celebrare il quinto centenario dello scisma luterano che cade nel 2017.

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