La Pasqualina e il suo banco di mercato a San Faustino

Donatella Agostini

Pasqualina è ancora bellissima, e non dimostra per nulla le sue novanta primavere. Regale e altera nella sua mantella verde smeraldo, capelli bianchissimi dalla piega perfetta, non rinuncia mai a un tocco scarlatto di rossetto, perché “essere sempre in ordine è un segno di rispetto verso i miei clienti”. Malgrado il freddo, malgrado il vento o la soffocante afa estiva, da decenni Pasqualina si alza tutti i giorni alle quattro, va ai mercati generali per rifornirsi di frutta e verdura e di buon’ora apre il suo banco, nel colorato e senza tempo
mercatino all’aperto di piazza San Faustino, a Viterbo. Uno scorcio di città che qui si traveste da paese: gli alberi, la chiesa, la maestosa fontana a fuso, una forte presenza multietnica. Un quartiere oppresso dai lavori in corso, dalla vicina via Cairoli all’eterno cantiere delle scuderie di Sallupara. Ritmi diversi, quiete interrotta dal rumore delle auto che passano intorno e se ne vanno. Melagrane e mandarini occhieggiano allegramente dalle ceste; la gente si aggira lenta tra i banchi annusando profumi, tastando consistenze,
incontrandosi e mettendosi a parlare. Tutti a Viterbo conoscono la Pasqualina; i clienti la adorano perché non vende solo frutta e verdura, ma soprattutto umanità. Pasqualina li accoglie come ospiti graditi, li abbraccia, si informa sulla loro famiglia, sulla loro salute. Dispensa sorrisi, sollecitudine, simpatia.
“Buongiorno stellina, come stai? E la mamma?… Oggi ho delle mele bellissime, quante te ne do?”. E con un tocco vezzoso riempie di frutta una sporta di cartoncino dai manici di raso, di quelle che si usano per l’abbigliamento di lusso. Frutta e verdure dal fresco profumo e dal sapore vero, lontani anni luce da quelli piatti e asettici dei prodotti venduti nei supermercati. Pasqualina continua a scegliere ogni giorno la libertà e la dignità di un lavoro duro ma appagante, ed è diventata un punto di riferimento carismatico per tutti i
venditori del mercato. Una vita trascorsa a contatto della gente vera, osservando i cambiamenti della società a cavallo di due secoli. “Ne potrei raccontare io, quante ne ho viste, dal mio banchetto qui sulla piazza”, dice Pasqualina. Dalla rinascita di una Viterbo dopo la guerra, quando bastava un po’ di cicoria e qualche patata per mettere in tavola un’acquacotta per tutta la famiglia, alla spesa disinvolta e facile del consumismo e della grande distribuzione degli anni Ottanta. Traffico, automobili, la perdita del piacere di
fare acquisti passeggiando per le vie del centro. Fino ad arrivare al momento attuale, in cui abbiamo capito che, in fondo, il sapore tutto uguale delle verdure incellofanate della grande distribuzione non ci piace granché: che non si sa da dove vengono, chissà cosa c’è sopra, guarda quei pomodori tutti rossi e tutti uguali, chissà con che li fanno maturare. “Adesso c’è un ritorno al prodotto locale, al sapore genuino e autentico. Ma la vita per noi venditori non si è fatta più semplice, anzi”, continua Pasqualina con una nota di rammarico. “Alle due del pomeriggio bisogna affrettarsi e chiudere tutto. Gli ipermercati invece possono
restare aperti fino alle nove di sera”. E poi aggiunge: “Tante amministrazioni, di ogni orientamento politico, si sono avvicendate nel tempo, e mai uno sguardo ai venditori del mercato. Nessuno ci ha mai realmente ascoltato. Poche tutele e tanti paletti, quelli sì. Oltre all’occupazione del suolo pubblico, dobbiamo pagare una forte tassa sull’immondizia, e però chiudendo dobbiamo lasciare la piazza scrupolosamente pulita”.
Pasqualina si interrompe spesso, perché l’arrivo dei clienti è incessante. “Tesoro, che ti serve? Oggi ho i funghi freschi, ci fai la polenta, ci fai le patate al forno”. Si vede che Pasqualina ama il suo lavoro, malgrado le giornate in cui il vento fischia gelido e non basta la sua mantella a ripararla dal freddo. Il suo sogno? “Un bel mercato coperto”, risponde senza esitare. “All’asciutto. Un luogo in cui possiamo svolgere il nostro lavoro con dignità e nel rispetto dei nostri clienti. In tutte le città ce n’è uno. A Viterbo non c’è stato mai. E gli
ambienti recentemente riqualificati dalla loro identità iniziale, come lo spazio a valle Faul, sono stati adibiti a tutt’altro”. Accanto alla dedizione per il suo lavoro, Pasqualina Cianchella ha coltivato nel tempo l’amore per la sua famiglia. Moglie e mamma perfetta di Rosalba e Daniela, adora i suoi nipoti, a cui oggi si sono aggiunti anche i pronipoti. Passano le stagioni e Pasqualina continua a essere presente al suo banco del mercato di
San Faustino, dove recentemente un giovane l’aiuta nelle incombenze più pesanti. Ma le sue energie fanno invidia a chi è molto più giovane dei suoi stessi nipoti. “Perché dopo che ho chiuso il banco al mercato, la mia giornata non è ancora finita”, conclude con un misto strano di orgoglio e di timidezza. Alle quattordici Pasqualina chiude il banco e, come ogni pomeriggio da decenni, va a fare la volontaria in un’istituto per disabili e malati cronici, incoraggiandoli con la sua presenza autentica e completando il mosaico di una persona di cui, forse, si è perso lo stampo. Storie di vita che ci riempiono di calore: la parte di Viterbo con un cuore grande che dà più valore a questo Natale. Grazie Pasqualina da tutti i viterbesi, meriteresti davvero un Premio alla Carriera.
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