La Grotta Scalina: il segreto di una storia che continua ad incantarci

Luciano Pasquini

C’è una storia lunga secoli scritta nel tufo. Ed è la storia degli Etruschi che con la loro civiltà colonizzarono l’Italia centrale, prima di essere sottomessi ai Romani, i quali ammirarono la loro civiltà e in parte l’assimilarono. Se ne è parlato nella conferenza tenutasi venerdi 20 ottobre presso als ede della Fondazioen Carivit relatori, Vincent Jolivet Direttore delle ricerche al CNRSdi Parigi ed Edwige Lovergne dell’Università Sorbonne. La Tuscia è situata nel cuore di quella che fu la civiltà Etrusca e i suoi paesaggi, forre, macchie nascondono tracce del loro passaggio. Spetta a i nostri archeologi e a studiosi innamorati del territorio, come nel caso di Vincent Jolivet Director de recherche, CNRS, di riportarli in vita e decodificare il loro passato. Il convegno che si è svolto ieri presso la Fondazione Carivit “Il segreto della tomba monumentale di Grotta Scalina” traccia un riassunto del lavoro svolto dalla sua equipe. Prima ancora di essere un lavoro scientifico, quello di Vincent Jolivet è un atto di gratitudine nei confronti del nostro territorio. Il sito conosciuto fin dal 1900 fu interessato agi studi poi successivamente nel 1998, per poi procedere allo scavo sistematico nel periodo che va dal 2001 al 2017. Nelle prossime settimane si attendono ulteriori novità, il geo-radar ha segnalato delle anomalie all’interno delle tombe, che vanno analizzate e studiate. La Tomba del IV secolo a.c. sicuramente di una ricca famiglia locale, è situata su un costone tufaceo ed è simile nella struttura alla Tomba “Ildebranda” ritrovata a Sovana. Presentava due enormi colonne all’ingresso, una stupenda sala per i banchetti funerari, che per dimensione ed eleganza e difficile ritrovare altrove, un lungo Dromos (corridoio) che conduce all’interno della prima camera funeraria ed un altro Dromos quasi ad angolo retto rispetto al primo conduce in un’altra stanza funeraria, entrambe le camere risultavano affrescate. Le tomba è stata depredata sia in epoca Romana che successiva-mente nei anni settanta dai Tombaroli, la rimozione dei detriti ha portato alla luce punte di lance e uno specchio, ossa ed altri reperti che hanno permesso la datazione del sito. Le camere funerarie si sono rilevate relativamente piccole rispetto grandezza della tomba, come la disposizione anomala di un sarcofago che si presume l’unico dotato di un coperchio lavorato, che cela un cunicolo. Interessante notare come nel medioevo il sito fu riadattato per usi religiosi dei pellegrini che si recavano a Roma attraverso la via Francigena. Sono state ritrovate delle medagliette ricordo, che i pellegrini riportavano a casa dal loro pellegrinaggio, e ci restituiscono l’uso del sito, attraverso i secoli. L’areale dove si trova la tomba, è in una zona interessante dal punto di vista ambientale e storico, da renderlo interessante ad una fruizione al pubblico attraverso dei percorsi attrezzati, lungo la vallata del fiume Leia. Lunedì 23 ottobre,quando il sarcofago che ostruisce il cunicolo verrà rimosso, la tomba monumentale di Grotta Scalina forse continuerà a svelarci il segreto della propria storia che continua ad incantarci.

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