La centralità della cultura il progetto per la Biblioteca degli Ardenti

La biblioteca comunale degli Ardenti è stata fondata nel 1810 e dal 1955 si trova all’interno dei locali di Palazzo Santoro di Viterbo. Presentato lunedì 14 dicembre in una conferenza stampa convocata dal commissario straordinario Paolo Pelliccia  nella sede del Consorzio delle Biblioteche il suo progetto di ristrutturazione e valorizzazione: un’idea di restyling architettonico ma anche culturale che ha visto la collaborazione dell’Ance, dell’Unindustria, la partecipazione e consulenza del professore Claudio Strinati e degli architetti Giulia Algieri e Mauro Zangrilli, ideatori del progetto.

E’ una sfida importante per il patrimonio storico agli Ardenti poco visibile e in parte fruibile, per il sapere, la conoscenza e la cultura che devono ritrovare il loro giusto spazio e dignità per far crescere la città, nell’idea che questo progetto possa dar vita anche ad una biblioteca scientifica con professionalità di ricerca. Un impegno serio e sentito per poterlo realizzare, quello mostrato dal commissario Paolo Pelliccia, in prima linea anche per poter ottenere il necessario finanziamento.

Nel progetto compare un ingresso vetrato sul fronte principale che segnala un percorso dinamico all’interno dell’edificio, una rampa sospesa in vetro per arrivare alla quota del terrazzo che diventerà una nuova piazza sul tetto per riunire interessi sociali, culturali e di piacere.

Come spiegato dal professore Claudio Strinati, presente durante la conferenza, il rilancio e la centralità della cultura possono valorizzare e far investire anche sullo stesso sito urbano:  lo stato di degrado, infatti, di piazza Campoboio situata alle spalle di Palazzo Santoro, impone una strategia di intervento che origina dalla città e termina all’interno dell’edificio, sviluppandosi su due assi che si intersecano: l’asse urbano tra piazza Verdi e piazza Campoboio e l’asse interno che crea nuova chiarezza organizzativa e distributiva della nuova biblioteca.

La ristrutturazione mette al centro il fruitore, il cittadino che entra in uno spazio antico ma ritrova e vive il contemporaneo in un percorso realizzato in vetro e acciaio e che accosta la stasi del mondo elettronico degli ebook e pc al momento dell’aggregazione nella piazza sul tetto che diventa un nuovo punto di vista sulla città, ma al tempo stesso attrattore della vita cittadina verso l’interno dell’edificio. Guardare ed essere guardati dalla città, sentirsi nel proprio tempo ma anche in quello antico.

Tutto questo come ribadito dallo stesso Pelliccia fa leva sulla passione e ostinazione per la valorizzazione della cultura con l’intento di unire nella stessa piazza cuore di Viterbo, la biblioteca, il teatro, la basilica di Santa Rosa. Piazza Verdi che diviene così la piazza della cultura, luogo di aggregazione e di lavoro dove ritrovare il significato antico dell’agorà.

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Foto Nicoletta Di Luigi

 

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