Carota viola Viterbese: Dalla cucina Etrusca alle ricette della nonna

Luca Ingegneri è un giovane imprenditore agricolo, laureatosi presso l’Università della Tuscia in Conservazione dei Beni Storico Artistici. Nei suoi prodotti coniuga il gusto, la storia e la tradizione. Le conoscenze agronomiche sono il frutto di tanti anni di esperienza e vedono il nonno Tarquinio e il padre Italo come originari protagonisti, il tutto unito da un lungo filo, che è la passione, senza la quale ogni risultato sarebbe stato vano.

Nella ricerca di antiche ricette, andate perdute nel tempo, Luca utilizza ingredienti esclusivamente della Tuscia. Con una vasta gamma di prodotti che vanno dall’olio extravergine di oliva alle creme salate di Oliva Nera, di Oliva Verde, di Carciofi e di Asparagi a confetture particolari, come il sambuco raccolto nei boschi a deliziose mostarde da poter assaporare su formaggi o lessi di carne, tra le tante spicca quella di peperoni da scoprire anche sui croissant.

Fiore all’occhiello delle produzioni fatte rivivere da Luca è la Crema di Marroni dei Monti Cimini realizzata seguendo la ricetta del XVIII secolo, segue il Mosto Cotto, sicuramente uno dei primi dolcificanti prodotti dall’uomo, ricavato dal mosto di uva appena pigiata e messo a cuocere per tre giorni ininterrotti ad una temperatura controllata fra gli 80° e i 90°, caratterizzato da un sapore unico, come unica ed interessante è la chiusura della bottiglia che riprende l’antica tradizione contadina. In questi ultimi tempi si è impegnato per recuperare con successo, una antica ricetta viterbese del 1467, le “pastinache” ovvero le carote viterbesi, prodotto autoctono di un bel colore viola. Purtroppo col tempo si sono perse le sementi e con un laborioso lavoro di ricerca ha trovato il modo di venirne in possesso. Superata con successo la fase di adattamento, il prodotto è pronto per essere lavorato. Per prepararle occorre tagliare a fette longitudinali, farle seccare al sole e lasciarle a bagno in aceto per alcuni giorni, quindi farle insaporire a caldo in una salsa agro-dolce, composta di aceto, zucchero, chiodi di garofano, noce moscata e, a seconda dei gusti, con aggiunta anche di cioccolato, pinoli, uvetta e canditi. La conservazione all’epoca veniva fatta in recipienti di coccio o smaltati dalle belle fattezze poi sigillati con ceralacca, oggi in barattoli di vetro, dove si può apprezzare il bel colore viola. Sono ottime per accompagnare bolliti di carne o pesce.

Per chi è interessato ad approfondire l’argomento  “Dalla cucina Etrusca alle ricette della nonna” Vol. 8 di Luca Ingegneri edito da Davide Ghaleb Editore.

Da non mancare poi una visita in azienda. info@lacisternadelmarchionato.com
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