La bellissima Italia che cade a pezzi: il Centro Studi il Leone continua a ruggire

Diego Galli

Prosegue con un nuovo successo l’autunno culturale del Centro Studi il Leone, che dopo Storia e Politica ha affrontato questa volta un tema assai caro al “Bel Paese”: l’arte. L’appuntamento, che ha visto come ospite il critico d’arte Luca Nannipieri, volto noto per Raiuno e celebre firma de Il Giornale e Panorama, è stato guidato dal direttore culturale del centro studi, Emanuele Ricucci. Tra critiche e affondi, anche graffianti, verso una consolidata mala gestione dei beni artistici italici, Luca Nannipieri ha ben sottolineato come l’Italia e gli italiani debbano destarsi da un torpore antico e riprendersi ciò che i loro padri gli hanno lasciato in eredità (il termine “patrimonio” deriva proprio da questo).
Lo Stato, da parte sua – ha spiegato il critico d’arte – dovrebbe invece imparare ad accettare più di buon grado coloro che decidono di investire il proprio denaro in opere di restauro o di recupero. Nannipieri non risparmia forti considerazioni anche per il nostro capoluogo, sottolineando il fatto di averlo trovato in uno stato peggiore rispetto alla precedente sua visita, ma ci ricorda con rammarico che: “Viterbo, con le sue chiese e necropoli, sarebbe una capitale dell’arte”.
Severe, ma giuste, le domande avanzate dall’anfitrione Emanuele Ricucci. Tra tutte, ha riecheggiato: “Ma gli italiani si meritano questo patrimonio che li circonda?”. Alla questione, però, Luca Nannipieri ha deciso di rispondere ricordando a tutti che: “I padri costituenti hanno voluto specificare che debba essere la Repubblica, e non lo Stato, a occuparsi della preservazione dei beni artistici”, lasciando intuire come anche i cittadini abbiano per primi il compito di tutelare le ricchezze del proprio territorio.
Parole sono state spese anche per ricordare quale, tra le amministrazioni pubbliche, sia riuscita a presentare dei modelli validi, ora esportati anche all’estero. È il caso di Civita di Bagnoregio, un tempo conosciuta come “La città che muore”, che ora riesce ottimamente ad autosostenersi. Tale caso, è stato però sottolineato, non può essere replicato ovunque e quindi bisognerebbe affidarsi anche a quei privati che hanno particolarmente a cuore il benessere della propria terra natia.
Nel caso della nostra Tuscia, tanti sono i luoghi che meriterebbero più rispetto da parte delle amministrazioni pubbliche come, per fare un esempio, Ferento, sito archeologico che attualmente è sostenuto unicamente dal gruppo di eroici volontari della onlus ArcheoAres.
Il nuovo incontro del Centro Studi il Leone, che ha coinvolto ancora una volta una nutrita platea di pubblico, ha voluto lanciare un messaggio ben chiaro, diretto a cittadini e Stato, nella speranza di riuscire a creare una sinergia produttiva per il bene del nostro patrimonio artistico.

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