KIRON-CAFÉ a Ferento in scena il mito di Kirone il Centauro

Nel cartellone della Stagione Teatrale di Fereno, martedì 19 luglio andranno in scena Sebastiano Tringali e Mario Brancaccio in KIRON-CAFÉ da Senofonte, Ovidio, Dante per la regia e la coreografia di Aurelio Gatti, musica dal vivo.
Ispirato al mito di Kirone il Centauro, metà cavallo e metà uomo, rappresenta la conciliazione tra la natura animale e quella umana. Giasone e Achille furono suoi allievi, a cui tra l’altro insegnò la saggezza, la bellezza e la medicina. Tuttavia la conoscenza di cui Kirone è maestro determina anche la consapevolezza del dolore, che accomuna i suoi allievi. Crudele sarà il destino che colpirà questo centauro buono, che per un errore di Ercole, sarà colpito da una freccia avvelenata, senza poter morire poiché immortale. La sincronicità mitologica e simbolica crea il parallelismo di questo Mito con quello di Prometeo, che si ritrova incatenato al Monte Caucaso, come punizione per aver donato il fuoco agli uomini. I due personaggi rappresentano entrambi la ribellione, la necessità di cambiamenti, l’innovazione e la libertà che si concretizza attraverso la partecipazione. Significativo in tal senso il gesto di Kirone, che chiede a Giove di graziare Prometeo in cambio della sua immortalità, per restituire all’umanità la possibilità di scegliere il proprio destino. Scintilla intelligente e dinamica del divino, destinata a illuminare il buio dei diversi tempi che si susseguono nel percorso di vita dell’umanità e capace altresì di anticipare il sempre imminente e incalzante futuro, quasi a trasformare la temporalità in eternità. Kirone è un essere saggio e autorevole, perfetto conoscitore della natura, delle sue leggi e della psiche umana, della quale si fa terapeuta, attraverso l’insegnamento e l’esempio, alla conoscenza di se stessi e della comunità. Ponte ideale tra il vecchio e il nuovo, Kirone è simile al momento in cui la luce e il buio creano l’attimo fermo, l’attimo in cui ciò che è invisibile appare e ciò che è visibile può scomparire. L’attimo in cui il cavallo Kirone diventa uomo ma anche il contrario. Archetipo del guaritore ferito, rappresenta le nostre fragilità, fisiche, emozionali, spirituali e al contempo la nostra guarigione, sfida a un “sistema globale” anestetizzante e falsamente “rassicurante” che sta avanzando. Il processo di guarigione dovrà pertanto affondare in radici profonde che l’individuo non potrà demandare a un semplice farmaco. Il caffè Kiron è simbolicamente ambientato in una striscia di confine tra Europa e Mediterraneo, tra Occidente e povertà, tra mondi senza transito e avventori, come Aiace, Achille, Aristeo, Asclepio, Atteone, Ceneo, Enea, Eracle, Fenice, Giasone, Oileo, Palamede, Peleo, Telamone, Teseo. Una commedia di danza, teatro e musica, un’ironia amara in cui Kirone, maestro di arti curative e saggezza, e Prometeo, colui che ha donato il fuoco agli uomini, riaprono il tema della scelta dell’uomo e della sua volontà a vedere… ciò che non c’è. www.teatroferento.it

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