Il prof.Passeri al Salotto delle 6: “Perché gli amministratori non investono nelle periferie?”

Nicoletta Di Luigi

Terzo appuntamento per la rassegna del Salotto delle 6 alla Sala Regia di Palazzo dei Priori. Leggere, discutere, partecipare stavolta intorno al concetto dei “ non luoghi” e la sfida delle periferie insieme all’ideatore del Salotto Pasquale Bottone, al Prof. di Estimo dell’Università Roma Tre Alfredo Passeri e al giornalista del Corriere della Sera e scrittore Giuseppe Pullara.
A lui è richiesto il primo confronto d’obbligo tra intrattenimento e cultura che apre il dibattito:
“ L’eventizzazione della cultura è un fenomeno in coerenza con il nostro popolo che tende ad enfatizzare, a tingere di forti pennellate la vita comune…pochi giorni fa mi trovavo a Copenaghen, subito si può intuire come il Nord Europa sia molto lontano da noi nella sua cultura, nel suo modo molto serio, severo, moderato di misurare la realtà, rispetto a noi che tendiamo a cavalcare tutto con l’emozione, con l’insulto…” Mentre il Salotto inizia a discutere, Piazza del Comune ospita gli stand della manifestazione Piacere Etrusco a cui si collegherà l’evento di San Pellegrino in Fiore ed è spunto di confronto: “ Perché non è in periferia? Come mai questi eventi non hanno una postazione in periferia ma si pensa sempre soltanto ad un’occupazione massiccia del centro storico? Se sono a Via Vicenza sono sicuro di trovarmi a Viterbo? Spesso le periferie sono prive di simboli e qualità che ricollegano alla città. Perché gli amministratori non investono nelle periferie?” questi i primi interrogativi posti dal Prof. Alfredo Passeri nell’intervento al Salotto. Non è mancato il riferimento all’Estate Romana, a come la nascita di tale manifestazione, guidata nel 1977 dall’architetto Nicolini, abbia rivitalizzato la città e gran parte della periferia durante gi anni bui del terrore; ma guardando ancora più nel passato la seconda guerra mondiale ha iniziato a demarcare le periferie attraverso un’operazione centrifuga, poi gli anni del boom economico durante i quali è mancata una gestione nella guida dello sviluppo delle nuove zone abitate, diventando luoghi di disagio e di una diversa dignità urbana. “ La riproduzione dell’angoscia collettiva che cresce dopo la guerra si sviluppa in analogia nell’arte. La mancanza dell’idea della città del domani porta a diventare degrado la parte esterna che si sviluppa con violenza e popolazione depressa” spiega il giornalista Pullara. Spesso la periferia è il luogo dello sviluppo dell’odio sociale ma al tempo stesso anche di molta creatività; dello sviluppo di non luoghi, tra aree urbane ed extraurbane, come i centri commerciali, sempre più ampi e riforniti punti di riferimento e approdo per gli abitanti di periferie poco servite. Un invito aperto alle future amministrazioni locali è quello di ripensare e cambiare il punto di vista sulle periferie per rafforzarvi dignità, coesione e partecipazione.

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