“Il giorno che accecai il duce” il libro del giornalista Luciano Costantini

Luciano Pasquini

“Tutto ormai è presente: e così giudichiamo il passato con il nostro metro attuale”. In questa frase del professore Ernesto Galli della Loggia è racchiusa la chiave di lettura del lavoro di Luciano Costantini nella stesura di “IL GIORNO CHE ACCECAI IL DUCE”: piccole cronache di  Viterbo e provincia edito da Sette Città. Il libro ripercorre un periodo storico travagliato, quello che va dal 1940 al 1945, cioè dall’inizio alla fine del secondo conflitto mondiale, un periodo che possiamo dividere in due parti: dal giugno del 1940, mese di inizio del conflitto, alla caduta del fascismo il 25 luglio del 1943, data che segna il crinale di un momento della storia che avanza con l’armistizio dell’8 settembre, fino al 25 aprile giorno della Liberazione.

Luciano Costantini, da buon giornalista, svolge la sua indagine con documenti appropriati, verbali, foto, corpi di reato, conservati presso l’Archivio di Stato di Viterbo, un materiale vastissimo, che per esigenze di sintesi ha dovuto selezionare. E come tasselli di un mosaico, ci restituiscono una visione della vita quotidiana, fatta di tormenti, sotterfugi per sbarcare il lunario, da un controllo pervasivo sulle persone, furti e vicende tragiche di morte e vendette. Le storie raccontate nel libro parlano di cose realmente accadute nella provincia viterbese, che in qualche modo ci appartengono. Una memoria storica che Costantini ritrova e non vuol disperdere e lo conduce al racconto fatto al nipote Emanuele da un nonno che in quella guerra c’era e al giovane consegna di fatto una parte di storia tanto autentica quanto sofferta.

Un materiale prezioso quello preso in esame, che ci restituisce uno spaccato della società dell’epoca, al pari di un lavoro antropologico ritemprato dalla nostra visione dell’oggi, come ben afferma la frase iniziale di Della Loggia. Il libro fa emergere l’amore che Luciano Costantini nutre per la su terra, la Tuscia, così poliedrica e aspra, attraversata dagli Etruschi, dai Romani, dai Papi e dagli Imperatori, rappresentata da una popolazione che si è trovata a vivere uno dei momenti peggiori della nostra storia, reagendo con scatto di orgoglio. Le storie di chi ha vissuto la guerra patriottica si somigliano tutte, ma il reportage fotografico del libro di Costantini, tratto dall’archivio storico, sancisce che dietro ognuna si cela una storia di vita o di morte, un atto di estremo coraggio o un traumatico ricordo. Un libro veloce, ordinato e per questo ben adatto alla lettura delle generazioni future.

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