Il dio Mitra di Tarquinia

Francesca Pontani

“La conoscenza esoterica sarà sempre esoterica, perché la conoscenza è un’esperienza, non una formula” (David H. Lawrence, Itinerari etruschi).

STERRO CLANDESTINO e ARMA DEI CARABINIERI

Questo reperto eccezionale è il gruppo statuario del dio Mitra che uccide il toro, in marmo, oggi esposto nel Museo Etrusco Nazionale di Tarquinia, datato al II-III secolo d.C.

Nel 2014 l’Arma dei Carabinieri lo salva dal mercato antiquario, scoprendo che proveniva da uno scavo clandestino presso l’Ara della Regina (Tarquinia), probabilmente il luogo di un antico tempio dedicato al culto di Mitra.

 

UN LUOGO UNICO ED ECCEZIONALE

Oltre il gruppo statuario magnifico nella resa e nei dettagli scultorei, l’eccezionalità della vicenda ha portato a scoprire l’esistenza di un luogo dedicato al culto di Mitra costruito in elevato, sul piano di calpestio. Dettaglio questo insolito perché i mitrei ad oggi conosciuti sono ipogei, sotterranei, per la tipica simbologia connessa al culto del dio, con gli iniziati riuniti per i riti e i banchetti sacri.

 

MITRA CHE UCCIDE IL TORO

Mitra è raffigurato come un giovane in abiti persiani che uccide il toro primordiale: un atto che simboleggia la creazione del Cosmo.

Il toro era il figlio della luna e luna egli stesso, Mitra era il figlio del sole e sole egli stesso. Il toro vive in un luogo senza spazio e senza tempo ed è qui che Mitra viene inviato dal dio Sole per uccidere il toro. Mitra però prova compassione per il toro: ne è attratto, ne è affascinato e quindi prova anche pietà per lui. E’ per questo motivo che nelle raffigurazioni vediamo Mitra che taglia la gola al toro voltando la testa dall’altro lato, per riuscire a compiere questa azione violenta.

Mitra viene inviato ad uccidere il toro perché è il sacrificio che bisogna compiere affinché l’universo venga creato, e quindi abbia inizio il Tutto.

 

DALL’INDIA A ROMA

Già nel II millennio a.C., molto prima di diventare protagonista del culto misterico in età romana, la figura di Mitra aveva un ruolo importante in India, all’interno del pantheon vedico, dove incarnava il principio del rispetto dei patti e delle alleanze. Da qui la simbologia del dio sarebbe migrata nell’Iran achemenide, dove sarebbe stata inquadrata nel sistema religioso zoroastriano, quale messaggero della suprema divinità Ahura Mazda e protettore prima dei Gran Re persiani e poi dei sovrani ellenistici dell’Anatolia.

In seguito ai rapporti tra Roma e le monarchie ellenistiche, il dio persiano giunge infine nel mondo latino entrando a far parte del melting pot della cultura greco-romana, da cui germogliarono i misteri mitraici di età imperiale.

 

DOVE VEDERLO

Tarquinia, Museo Nazionale Etrusco, piazza Cavour

 

Le vicende della scoperta

www.youreporter.it

 

Francesca Pontani – www.francescapontani.it – Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, lavora nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime sono visibili le sue camminate archeologiche on the road. Innamorata della comunicazione e della scrittura, guiderà i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia.

 

Il 4 gennaio, prossimo articolo, andremo a Piansano.

 

Foto di Francesca Pontani

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