Il Corso di Viterbo si svuota e diviene solo luogo di passaggio

Nessuno si salva. Tasse alte, adempimenti asfissianti, affitti che soffocano e concorrenza dei centri commerciali. Una delle tante facce che incidono nel deterioramento di una città. Così succede che pure il corso Italia a Viterbo ci consegni una fotografia che oltre a essere il figlia di una crisi mette di fronte agli occhi lo svuotamento di gran parte delle attività commerciali. Ultimamente si è fatto un gran parlare dell’ennesima chiusura a fine giugno dello storico Caffè Schenardi, riaperto in pompa magna nel marzo 2015 con tanto di diretta Tv, ma basta percorrere la via dello struscio della città dei Papi per coglierne lo stato di abbandono, per prendere atto della via di fuga da cui è toccata, l’ultima insegna ad abbassare la saracinesca è stata Carpisa, un marchio a target medio, il gestore non ce l’ha fatta: affitti alti, impossibili da sostenere e non più in linea con gli attuali ricavi. I negozi, soprattutto le piccole botteghe, fanno parte del panorama e dell’identità delle nostre città. Senza le insegne illuminate, senza le vetrine che ci distraggono e ci accompagnano, si spengono le luci e anche la vita delle strade, che diventano semplici luoghi di passaggio. Il comune di Viterbo, tramite l’assessore Perà, ha messo in piedi un bando che mette sul piatto 20mila euro a fondo perduto per la creazione di nuove imprese commerciali o per aperture di attività artigianali in determinate zone del quartiere medioevale. Un inizio, ma qui c’è da rivedere l’intero centro storico nel suo quadrilatero centrale. C’è da rivedere la politica urbana sulla classificazione degli immobili commerciali con una incentivazione a motivare. Così il centro muore e c’è da correre ai ripari subito. L’amministrazione Michelini ha appena un anno di tempo, basta volerlo.

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